Storie: La zeppola di San Giuseppe un’invenzione tutta Napoletana

ZEPPOLA E…ZEPPOLE, MA TUTTE NAPOLETANE

Di Gabriella Cundari e Francesco Pollasto

Nascita

La zeppola di San Giuseppe, come la conosciamo oggi, nasce a Napoli, secondo alcuni nel convento di S.Gregorio Armeno, secondo altri in quello di Santa Patrizia. Ma c’è anche chi ne attribuisce “l’invenzione” alle monache della Croce di Lucca, o a quelle dello Splendore.

Il discorso è lungo, nasce a Napoli con una reminiscenza latina e ormai ha conquistato l’Italia. La prima zeppola fu molto probabilmente la “pastacrisciuta”, quell’impasto di farina, acqua e lievito che, messo a friggere nell’olio bollente, si gonfia, rassomigliando ad una rotondeggiante ernia inguinale. Ma la fantasia dei napoletani in cucina mescola sempre sacro e profano, e a mo’ di giustificazione religiosa ai peccati di gola, nelle cucine partenopee si è cominciato a dare alle frittelle la forma di una serpe a S (dal latino saerpula), dediicandole a quel san Paolo, protettore delle serpi, che diventa zi’ Paolo, un mitico friggitore napoletano, presunto inventore della zeppola. Ma la forma diventa ben presto rotonda: la saeptula, dal latino saepio, cingere. Così arriviamo alle ciambelline casalinghe, rotonde e coperte di zucchero, delizia di grandi e bambini. e il mondo.

La prima Zeppola

La prima zeppola di San Giuseppe che sia stata messa su carta risale comunque al 1837, ad opera del celebre gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino.

Discendeva da un’antica famiglia nobile dalla quale proveniva il più famoso poeta Guido Cavalcanti, amico di Dante. La famiglia nel 1311 lasciò la Toscana per trasferirsi nel Regno di Napoli, dove nel 1331 Giovanna I nominò viceré uno dei Cavalcanti. Già baroni di Buonvicino i Cavalcanti nel 1720 ricevettero il titolo di duca di Buonvicino, in Calabria Citeriore.

Ippolito nasce da Guido Cavalcanti , 4º Duca di Buonvicino e 4º Duca di Montemurro dal 1799, Patrizio di Cosenza, Governatore di Tropea nel 1783, Governatore di cappa e spada di Napoli nel 1785 e dalla sua seconda moglie Anna Capparelli. Nel 1810 sposa Angela Como dei duchi di Casalnuovo e Baroni di Santo Stefano Molise e fece parte degli Eletti di Napoli, una ristretta cerchia di cittadini che collaboravano al governo della città.

napoli zeppolari

Etimologia

– zeppa: dal latino “cippus”, pezzetto di legno in grado di risolvere piccoli problemi di slivellamento. La zeppa è piccola, e per questo somiglia a quel “pizzico” di pasta lievitata che, messo a friggere nell’olio bollente, si gonfia, fino a dar vita alla classica “pastacrisciuta”. La zeppola si fa infatti come la pastacrisciuta, ma è dolce: e come lei, a Napoli ha un’origine “stradale”.

– serpula(m), dal latino serpe: la zeppola (quella antica,di San Giuseppe) ha la forma di una serpe acciambellata.

– cymbala(m), imbarcazione fluviale dal fondo piatto e l’estremità arrotondata, dunque a forma di ciambella. Col tempo, attraverso una serie di modificazioni linguistiche, cymbala è diventato “zippula”, da cui zeppola.

– Saeptula, da saepio, cingere. Questo termine designava gli oggetti di forma rotonda in genere.

– Zi’Paolo: il nome del friggitore napoletano,presunto inventore della zeppola.

Zi’Paolo: il nome del friggitore napoletano,presunto inventore della zeppola.

La zeppola moderna

Ma spostiamoci alla zeppola di questi giorni, quella di san Giuseppe: arriva dai dolci delle Liberalia romane, le divinità dispensatrici del vino e del grano nel giorno del 17 marzo.

In onore di Sileno, compagno di bagordi e precettore di Bacco, si bevevano fiumi di vino addizionato di miele e spezie e si friggevano nello strutto bollente profumate frittelle di frumento; sono state rivisitate e riportate in un suo famoso manuale di cucina da Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino e infine si dice corrette dal Paolo Pintauro (agli inizi dell’ Ottocento, vedi post), che fu anche il manipolatore della sfogliatella, quella delle monache del convento di Santa Rosa . Fu allora che l’impasto di uova, strutto ed aromi varî e fu sottoposta ad una doppia frittura prima in olio profondo e poi nello strutto fuso e bollente, con successiva aggiunta di crema pasticciera e amarene di guarnizione.
E forse la medicina ebbe una svolta: la s moscia, cioè il sgmatismo, trovò una sua ragione d’essere: parlate con in bocca una zeppola calda, e ve ne farete una ragione. Provare per credere!

19 marzo la festa

Un tempo a S.Giuseppe, patrono dei falegnami,si festeggiava la loro festa e venivano messi in vendita tutti i tipi di giocattoli di legno. Tutti i bambini ne riceveva in dono dai genitori qualcuno.

Oggi invece, dal 1968, da quando cioè il giorno di S.Giuseppe è stato decretato festa del Papà, il 19 marzo sono i figli a fare regali ai padri.

 

Foto tratte da google