Un primato Napoletano dimenticato: il museo di Anatomia

Un primato Napoletano dimenticato: il museo di Anatomia

UN PRIMATO NAPOLETANTO: IL DIMENTICATO MUSEO   DI ANATOMIA

Un primato Napoletano  dimenticato: il museo di Anatomia dove sono raccolte le antiche collezioni degli ospedali storici napoletani, a partire da quelle dei gabinetti dei naturalisti del cinquecento e del seicento.

Di : Gabriella Cundari

Il museo di Anatomia. Salendo per la Rampa degli Incurabili o per via San Paolo, nascosto nell’istituto di Anatomia Umana, si trova un museo che nel suo genere è forse il più grande e dimenticato del mondo: il Museo di Anatomia. Vi sono raccolte le antiche collezioni degli ospedali storici napoletani, a partire da quelle dei gabinetti dei naturalisti del cinquecento e del seicento: un grande coacervo di scaffali di legno e vetro che contengono la storia dell’anatomia pietrificata in reperti o codificata in alcuni dei testi più prestigiosi ed antichi e le splendide cere anatomiche firmate da grandi del ’600.

È la prova che il secolo XVII (preparatorio e anticipatore del “secolo dei lumi”) fu per Napoli una stagione d’oro in tutti i campi e anche episodi dolorosi e tragici come l’epidemia di colera furono preziose occasioni di studio da consegnare alle generazioni future. In poco tempo passano sotto gli occhi di visitatori veramente attoniti secoli di sofferenza umana conservata nella formalina o pietrificata con il segreto di tecniche perdute, a testimonianza del fatto che tutto quello che credevamo un mito è una realtà dolorosa. In vasi trasparenti ci guardano e si fanno guardare piccoli esseri umani che alla vita del mondo non erano destinati.

Un primato Napoletano dimenticato: il museo di Anatomia

Destini misteriosi che la natura ha interrotto dopo tre, quattro, sei mesi dalla prima scintilla: la testimonianza di un processo vitale iniziato nonostante deformità crudeli, le stesse raccontante e trasfigurate nei miti più antichi: i ciclopi, le sirene, Giano bifronte, ma anche semplici bimbi offesi, soli o allacciati in abbracci tenerissimi con gemelli fatti della loro stessa carne.

La scienza durante i secoli ha avuto il merito di conservarli e farli giungere fino a noi per lo più nell’atteggiamento in cui li ha trovati la morte. Atteggiamenti che ci parlano di una vita affettiva completa di feti che solo l’ingresso nel mondo avrebbe distrutto. Il professor Vincenzo Esposito, ordinario di Anatomia e direttore del museo anatomico, vede ”questo posto” come un’unica, universale, testimonianza che «La vita è anche dolore senza spiegazione. Ed anche così era – è – bellissima».

(da Patrimonio sos.it, articolo di Chiara Graziani)

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