Un fiume tra storia e leggenda: Il Sebeto

Il sebeto era visto  come una divinità dai pagani

La scomparsa di ogni sua traccia rende difficile una ricostruzione precisa della sua storia che a tratti assume le forme della leggenda. Il racconto delle origini di questo fiume, si perde nella notte dei tempi.

Alcuni riferimenti storici e bibliografici dell’età romana attestano l’esistenza di una foce di un fiume nell’attuale piazza Municipio. Difatti, poco distante, in largo Sermoneta, si trova la seicentesca fontana monumentale del Sebeto, ad opera di Cosimo Fanzago.
Il Sebeto nasceva alle falde del Monte Somma e attraversava l’odierna provincia di Napoli attraverso gli attuali comuni di Casalnuovo, Casoria e Volla, arricchendosi di acque piovane. Giunto in città, il corso d’acqua si divideva in due rami: uno sfociava come detto nell’attuale zona di piazza Municipio, l’altro verso l’attuale Ponte della Maddalena, ben più ad est dunque.
Verso la fine del Medioevo, il Sebeto vedeva la sua portata e il suo percorso limitati e ridimensionati dal crescente sviluppo urbanistico della città. Tanto che sulle sue tracce si mosse, nel 1340, Francesco Petrarca, alla ricerca del fiume poiché incuriosito dalle testimonianze di Virgilio, Tito Livio, e Strabone. Ma già nel Trecento il fiume era ormai ridotto a un fiumicello tra i palazzi.
I processi di urbanizzazione infatti provocarono il graduale interramento del corso d’acqua, la cui storia doveva appartenere ormai più alla leggenda che alla realtà, quando nel 1635, quando lo scultore Cosimo Fanzago eseguì la Fontana del Sebeto.
Attualmente è visibile in via Lufrano tra Volla e Casoria e nella zona orientale di Napoli, prima di arrivare al Ponte della Maddalena, tra via Francesco Sponsilli e via Ferraris. Una manciata di metri in tutto, sotto ad un cavalcavia autostradale.
Altre fonti storiche suggeriscono l’idea che l’antico Sebeto altro non fosse che il torrente conosciuto come Arenaccia il cui corso, oggi, è completamente interrato.
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