TMW De Laurentiis davvero vuole vendere il Napoli?: ecco come stanno ealmente le cose

 

 

Molto meglio anche la più scialba partita di pallone, piuttosto che sentirsi bombardati da informazioni su argomenti più o meno scivolosi quando il pallone è in sosta. Sceicchi e cinesi, banche americane o tycoon di ogni dove hanno animato queste due lunghissime settimane senza calcio giocato. La foll(i)a dei sogni, più o meno veri, ha allargato un punto interrogativo enorme sulla storia recente del Napoli: ma De Laurentiis davvero vuole vendere il Napoli?

La risposta è “no”, ma lui per primo sa che da solo non può permettersi più di quanto non abbia fatto finora e che la disponibilità economica per rinforzare la squadra non può dipendere solo da un’incerta qualificazione in Champions League.

Il club non ha nulla di più, non ha un centro sportivo di proprietà e nemmeno uno stadio sul quale tutte le società di un livello medio-alto puntano per migliorare la voce relativa alle entrate. Il patron non lo dirà mai pubblicamente, anche per non svalutare la sua proprietà, però non gli dispiacerebbe se venisse qualcuno a dargli una mano. Dove per “mano” si intende semplicemente il denaro fresco da immettere nel pacchetto azionario.

L’ideale sarebbe un’operazione simile a quella fatta dalla Roma, con l’ingresso di capitali stranieri, nello specifico americani, con l’utilizzo dei fondi di investimento. Per il Napoli sarebbe anche uno sbocco naturale, trattandosi di una società comunque caratterizzata da un rapporto forte con l’istituto di credito capitolino. Però non va trascurata anche l’ipotesi di una partecipazione in termini di sponsorizzazione, magari con la cessione del nome, per la realizzazione del nuovo stadio.

Sono ipotesi, non illazioni o congetture, soluzioni sulle quali il patron non potrebbe fornire smentite, perché il marchio Napoli continua ad essere appetito da molti. De Laurentiis vaglia con avvedutezza le possibili candidature e qualcuna la caldeggia lui stesso, a meno che non gli arrivi la classica proposta indecente che lo ponga di fronte ad una scelta quasi obbligata. Potrebbero essere gli arabi a staccare l’assegno al quale non si può dire di no? Forse, ma non sono mica fessi questi qatarioti da regalare denari in giro per il globo.

Voci accreditate raccontano che una famiglia importante e già presente nel calcio, si sia fatta stampare gli ultimi due bilanci del club azzurro, per capire cosa fare e se proporre un prezzo.

Per ora sono soltanto chiacchiere da disseminare in un contesto di incertezza sul futuro e di certezza su ciò che finora è stato fatto. In 10 anni il Napoli ha riconquistato la credibilità smarrita nelle stagioni buie del crepuscolo e del fallimento, conquistando quote di mercato che nemmeno ai tempi di Maradona era pensabile ottenere. Ora bisogna fare di più, allargare il raggio d’azione e invadere territori ancora incolti, ma fertili, per lo sviluppo del marchio. Il sogno americano di De Laurentiis continua ad essere quello sul quale ben volentieri accetterebbe proposte serie, per il Napoli calcio e non solo.

Il cinema continua ad essere quella passione di famiglia e da continuare a coltivare lì dove lo zio Dino è diventato grande, facendo diventare prestigioso il cognome De Laurentiis. Ora Aurelio vorrebbe proseguire in quel solco e sfondare sul mercato statunitense, magari con la produzione di una pellicola da Oscar come lo fu King Kong di Jessica Lange e Jeff Bridges.

Forse anche per questo motivo Benitez sta rinviando di continuo la decisione sul prolungamento del contratto, forse De Laurentiis gli ha prospettato l’ampliamento della compagine societaria, tanto da sconsigliare l’addio di don Rafè.

Entro Natale qualcosa si saprà, anzi tutto, ma nel frattempo il Napoli sarà impegnato in 15 partite che diranno molto di ciò che sarà la stagione tra campionato, coppa Italia, Europa League e Supercoppa italiana. Si comincia con l’Inter dei ricordi amari per Benitez, la squadra dell’imprenditore venuto da lontano, Erick Thohir. Il tycoon indonesiano, gli sceicchi, i cinesi, gli americani..