Lo sai chi è ò tipo streveze

Nu tipo streveze

Lingua napoletana

Fonte: Amedeo Colella Ateneapoli

Una persona streveze è uno davvero stravagante; un personaggio strano, bizzarro, curioso! Hai molti modi di definire un tipo fuori dalla norma, un tipo curioso, uno con ‘o cazone a zumpafuosse (pantalone corto di gambe, adatto saltare le pozzanghere) e brutto comme a nu rèbbeto (brutto come un debito). Potresti dire che è un tipo quèquero, insignificante, povero e di cattivo gusto; che è simile a chiochiaro ( Nu cchio cchio), ossia uno scemo all’erta. 

Nu spruoccolo in piedi che non ragiona; nu turzo allerta . Oppure un vero sciardello, ovvero scialbo, insignificante. Al femminile sciardella indica una donna trasandata e cafona. O’ frallocco è la rapa stupida, il fesso, il citrullo.

È messo veramente male nu povero scurtecato, (graffiato senza ne arte ne parte); anche qui il femminile scorteca, come dice Veronica Mazza nel film “La valigia sul letto” rivolgendosi alla cognata Addolorata.

Un ingenuo è invece nu mammalucco, privo di cattiveria e di malizia; come o’mamozio, un vero bradipo, lento e intrattenuto nei movimenti come un pupazzo.

Distratto e confuso è invece ‘o ‘nzallanute; allo stesso modo se una persona si è confusa sul serio potrai dire che s’è ‘nzamato. Nu scarrupato è uno che è davvero irrecuperabile nel carattere e nel vestire, in rovina. Nu miezu scemo, è stupido, ma non del tutto, una metà. Fa o’ scemo pe nun gli a guerra, fa lo stupido, ma non lo è. Nu battilocchio fa le cose, cammina, come se tenesse gli occhi mezzi chiusi.

Nu ‘nzevate, oltre ad essere sporco, in senso figurato è anche una persona subdola, viscida. Un piccolo imbroglioncello curioso è uno strascinafacenne veloce nel quotidiano vivere. Se il tuo amico è particolarmente magro puoi dire Chillo è nu spruocculo. È brutto comme a morte, è nu scunciglie, brutto come quel mollusco marino con tante punte sul guscio. Poi c’è la parola rapesta: è l’uomo stupido e inutile come una rapa. Per cui vaco a Puortece pe’ na rapesta sta ad indicare l’inutilità dell’essere andato fino a Portici per una rapa, per un cretino, per uno scarso risultato.

Poi c’è il figlio scapucchione che è di solito riferito ad un ragazzotto ingenuo, con la testa grossa ma vuota. Infine cito il cognome di mia suocera Elena, scatozza. Eh sì, cara Elena, pure scatozza è un sinonimo di stupido, babbeo come la vecchia maschera di Scatozza che era un personaggio stupido e goffo del teatro napoletano!