Te fete l’ascella: tutti i modi di dirlo

Te-fete-ascella-puzzi

Te fete l’ascella, puzzi! (con decenza parlando)

Lingua napoletana

È molto difficile dire ad una persona che puzza, che è maleodorante. Nella mia vita ho avuto diversi casi disperati di colleghi che, pur lavandosi con costanza, a loro dire, emanavano una triste puzza di ascelle sudate, di “scerocco” (con evidente riferimento al caldo, e quindi sudaticcio, vento siriano).

Poi c’era pure chi,  segnalava immediatamente la sua presenza appena entrava in una stanza; era realmente impossibile restare indifferenti. Insieme alla persona  entrava ‘na tanfa, un cattivo odore di solito dovuto alla cattiva conservazione

Ma come fare a dire a questi “puzza puzza” la triste realtà che li riguarda e che nessuno ha il coraggio di rivelare?

Se un giorno trovassi il coraggio di dirglielo, ed anzi volessi finalmente dire tutto ciò che pensi, avresti una serie di parole o locuzioni da usare. La più semplice è naturalmente fiet!, Puzzi. Quindi a seguire lavate!. 

Lo sporco fisico oltre a poter essere definito come spuorco, ‘nzevato, f’tuso, raggiunge la sua iperbole col termine scuorzo, da cui tieni nu scuorzo esagerato, si nu scurzunaro.

Lo scuorzo è quel rigo di sporco che resta nella vasca, a volte anche di altezza considerevole, dopo un lungo bagno di uno scurzunaro. Anzi molte vasche mantengono nel tempo la memoria storica dello scuorzo, conservando righe successive nello smalto bianco che sembrano le stratificazioni storiche dello sporco umano.

Se invece la puzza proviene dalla bocca, se avessi il coraggio di segnalare al tuo amico che soffre di alitosi, potresti dirgli: te féte o’ ciato; oppure mamma mia, lavate e rienti.

In maniera enfatica potresti segnalargli: tieni o’ ciato provocante oppure tieni nu’ ciato potente oppure qualcuno si diverte dicendo tieni nu’ ciat’ scustumato, osceno.

Se qualcuno si avvicina troppo con la bocca puoi inoltre allontanarlo con un votta o’ ciato a Aversa.

Se infine si tratta di puzza ascellare, da scirocco puro, allora la segnalazione basica è te fete ‘a scella; tieni ‘a scella peruta (marcia), scella pezzata (macchiata), oppure tien a scella ca te fete ‘e genuvese (il noto ragù di cipolle); se vuoi essere ampolloso, gli potrai dire ma che tien a solfatara sott e scelle? ; se vuoi essere passionale prorompi con un fiet’ e cane muorto.

Se invece vuoi semplicemente segnalare di esserti accorto che qualcuno ha sganciato una potente scorreggia o loffa allora potrai dire semplicemente caca! con l’intonazione di chi dice complimenti!. Se vuoi essere più sofisticato: mamma ro’ carmene, che fieto. Oppure chi ha sparato? , oppure Ma ch’ è magnato, fasule? ; oppure Ma che te magnato: ‘e criature morte cu ‘e mecap ‘o pere? (le note scarpe puzzolenti degli anni ‘70).

In ambito di puzze una divertente locuzione si riferisce a due persone che hanno lo stesso pessimo carattere e quindi sono incompatibili: me parono ddoie maruzze, una fete e n’ata puzza. Anche qui l’iperbole verbale è fantastica: chiamato a dare un giudizio tra due persone, entrambe di carattere difficile, preferisco evitare di scegliere sottolineando che entrambe sono difettose; una fete … ma l’altra puzza.