Taarabt: “Si, il San Paolo sarebbe il mio stadio!”

    di Gianluca Di Marzio

    Londra, la zona è quella di Kensington, dove abitano anche molti giocatori del Chelsea. Qui vive Adel Taarabt, in un appartamento comprato qualche anno fa e che adesso vale già tre milioni di euro. Più o meno quanto il suo cartellino attuale. Un anno e mezzo di contratto ancora con il Qpr, con cui si allena ma senza essere mai convocato. Questione di feeling, inesistente con l’allenatore. 

    Lo vorrebbe il Crystal Palace, gli offrono una barca di soldi in Qatar, eppure il suo sogno è soltanto uno. Tornare in Italia. “Perché mi sento a casa, perché quando i miei genitori venivano a vedermi si sentivano vicini a me”. Eppure una casa da noi non l’ha mai avuta: Adel infatti viveva in hotel, al Westin Palace, in Piazza Cinque Giornate, dove spesso incrociava Vialli nella hall e passavano ore a parlare di calcio. Del suo vecchio Milan, oggi sente ancora De Jong con cui ha mantenuto un bellissimo rapporto. Si sente legato a Seedorf anche se in realtà è stato Galliani a volerlo al Milan. Semplicemente stima il suo ex allenatore perché lo ha sempre coccolato e fatto sentire importante (“sei più forte di me”, gli diceva prima delle partite) e perché non gli ha mai voltato le spalle. Ha conosciuto Inzaghi solo un giorno a Milanello e hanno parlato di Mastour, un pranzo veloce e nulla più, non era ancora tempo di rivoluzione in panchina. 

    Poi ha aspettato a lungo una chiamata, mai arrivata. Anche se il suo numero di cellulare era pronto a squillare anche durante l’ultimo giorno di mercato estivo, solo se fosse saltato Bonaventura. Da quel giorno, nessun nuovo contatto rossonero. Ma apprezzamenti di Allegri al suo agente Kia, richieste di Verona, Samp e (fresca fresca) Atalanta. Stop. “Anche se io vorrei una grande squadra”, mi sussurra sinceramente e senza presunzione il nazionale marocchino. Convinto di aver dimostrato in serie A di poter giocare senza problemi in un club importante. Milan o non Milan, Inter o Fiorentina, il Napoli (“sì, sarebbe il mio stadio…”): Adel strizza ancora l’occhio all’Italia da un divano costosissimo di Londra. “Sono disposto a ridurmi lo stipendio, datemi solo un pallone”, e una stanza d’albergo dove dormire. La valigia è già pronta. 

    Fonte:cm.com