Straordinario: Ecco come i Napoletani impedirono il furto delle ossa di virgilio

 

VIRIGILIO IL PRIMO PATRONO DI NAPOLI

Protected by Copyscape Web Plagiarism SoftwareDi: Francesco Pollasto

Durante l’epoca nornanna, uno straniero si presentò al cospetto di Ruggero ll (1095- 1154), re di Sicilia.

Si qualificò come uno studioso della scienza degli astri e della fisica e, in segno della sua magnificenza, chiese al sovrano il favore di consegnargli le ossa del Patrono: gli amabili resti di Publio Virgilio Marone.

La storia, nei dettagli, si trova nel capiolo 112 della terza parte degli “Otia imperalia.”

Il dotto straniero di origini inglesi catturò l’attenzione di Ruggero con l’inganno facendosi promettere al buio un segno della sovrana generosità. «Chiedi quale grazia vuoi e te la concederò», replicò il magnanimo. Il re pensava a qualche favore d’altro genere, infatti « il postulante», Spiega il libro  ” era valente in letteratura, ferrato e acutissimo nelle arti del trivio e del quadrivio, esperto nella fisica e sommo conoscitore dell ‘ astronomia”. Lo straniero rispose al re che non chiedeva beni materiali, ma piuttosto una cosa ritenuta vile  dagli uomini: “le ossa di Virgilio, dovunque potessero essere ritrovate dentro i confini del suo regno”.

Fu così che Ruggero , messo nel sacco, accondiscese alla profanazione e l’inglese sbarcò a Napoli  dove esibì le lettere con le regie disposizioni. Il popolo dichiarò di ignorare dove fossero le spoglie del Poeta e, ritenendo le richieste del re impraticabili, concesse il proprio supporto.

A quei tempi i napoletani erano perfettamente a conoscenza dell’ubicazione della sepoltura di Virgilio, per cui cercarono di depistare il forestiero confidando nel fatto che non riuscisse a trovarla senza alcuna assistenza. «Non dimeno il sapiente, facendo appello a tutta la sua arte, ritrovò le ossa in un sepolcro in mezzo a una montagna, là dove neppur la minima fessura ne dava segno alcuno».

Allora, si scavò in quella che all’epoca era ancora detta la Grotta di Virgilio fino aquando le membra del corpo del Mantovano vennero allo scoperto.

Accanto alla testa del Maestro – in «un vasello di rame chiuso» fu aggiunto dall’anonimo compilatore della Cronica – si ritrovò’ un libro in cui era scritta “ l’ Ars notoria”. Che cos’era questo oscuro volume trovato dal ricercatore inglese?

Il testo conteneva strumenti per la sublime arte della conoscenza era conosciuto anche da Cornelio Agrippa.

Virgilio, quindi, durante il suo viaggio giovanile nel mondo di sotto, assorbendo i poteri oracolari, divenne il sacerdote-mago, il taumaturgo che guariva uomini e bestie, il campione che difendeva e custodiva la città, la figura, insomma, cheebbe tanto rilievo durante tutto il Medioevo. Napoletano, e non solo.

L’inglese, spolverate le ossa di Virgilio, estrasse il volume sul quale giaceva il capo cinto d’alloro del Mantovano.

Ma i partenopei, a questo punto, temendo che una volta sottratte le reliquie alla città Napoli avrebbe sofferto un danno incalcolabile poiché sarebbe venuta meno la protezione del taumaturgo, preferirono disobbedire agli ordini regali. E ciò a maggior ragione dopo aver appreso direttamente dal colto barbaro cosa avrebbe fatto con i santi resti del Maestro: grazie a un incantesimo, qualora gli fossero state concesse per quaranta giorni, avrebbe fatto in modo che “le ossa gli aprissero tutta l’arte di Virgilio”.

Fu così che, di notte, una schiera di cittadini guidati dal comandante delle guardie raccolse le sacre ossa in una borsa e le portò a Castel del Mare (Castel dell’Ovo) dove,secondo alcuni, furono rinchiuse sotto una grata per esporle attraverso una finestrella confessionale, e secondo altri furono murate in un luogo segreto dove conservarono la propria potenza
tutelare.

La vicenda della tentata sottrazione delle ossa del Patrono, nel tempo, provocò varie conseguenze, presumibilmente non tutte previste da chi tramò nell’ombra: la saga di Virgilio si rinsaldò al luogo originario del mito della Sirena Parthenope (che era approdata esanime sull’isolotto che poi divenne il Castel dell’Ovo ); poi, il culto virgiliano si spostò dalla Crypta favorendo una specie di inabissamento religioso (le ossa protette dalla finestrella o murate, destino riservato a particolari ex voto e a santissime reliquie), determinato dallo strappo dell’anima stessa della città.

Fonte:Misteri, segreti e storie insolite di Napoli -Agnese Palumbo Maunz1o Ponticello
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