LE STRADE OBBLIGATE DEL PRESIDENTE

    LE STRADE OBBLIGATE DEL PRESIDENTE

    Di : Rosario Dello Iacovo
    Io credo che quello che sta accadendo al Napoli sia facilmente leggibile. Se ingaggi un allenatore come Benitez, un integralista sul piano tattico, sai che devi prendergli dei giocatori di livello superiore in alcuni ruoli chiave. Nello specifico, due centrocampisti capaci di interdire e costruire, e due terzini che non si fermano mai, su e giù lungo le fasce, a costruire sovrapposizioni con gli esterni alti in fase offensiva e chiusure in quella difensiva. Io lo sapevo e presumo lo sapevate anche voi e lo stesso De Laurentiis. Il vero problema deriva dal fatto che, dopo il niet di Mazzarri, il presidente aveva bisogno di un ingaggio roboante che testimoniasse la sua buona volontà nel perseguire il progetto.
    Purtroppo, però, quest’ultimo non si è discostato affatto dalle linee che avevano caratterizzato l’epoca Mazzarri. Perciò Benitez prosegue imperturbabile nel suo compitino scolastico, non rinunciando a quel turn-over che ci costringe puntualmente a pagare dazio, ma che ci ha fatto anche arrivare lo scorso anno alla finale di Coppa Italia con sufficiente fiato in corpo da stracciare la Fiorentina. Non si prende Benitez, se non si vuole dare un’accelerazione verso l’alto, è inutile girarci intorno. E per le stesse ragioni ha poco senso invocare allenatori come Spalletti o Mancini, perché oltre che un ingaggio oneroso avrebbero le stesse pretese di mercato. Possiamo parlare quanto vogliamo del pilota, lo abbiamo fatto con Mazzarri (grande ottimizzatore delle risorse) e lo stiamo facendo con Benitez, ma il vero problema del Napoli resta la macchina.
    lo ripeto da almeno tre anni che il difficile sarebbe arrivato adesso, una volta che il Napoli aveva trovato un posizionamento stabile ai vertici della classifica e si sarebbe dovuto fare l’ultimo oneroso step per provare a vincere. Perché risalire dalla C alla Champions non era certo un’impresa facile, ma i numeri del Napoli erano comunque una buona garanzia di riuscita: siamo l’unica metropoli italiana con una sola squadra, abbiamo un seguito appassionato e numeroso, inferiore solo a quello delle tre storiche grandi del calcio italiano, abbiamo beneficiato del fatto di essere ripartiti senza debiti mentre le altre dovevano necessariamente porsi il problema del deficit economico, e quindi in un trend di oggettivo ridimensionamento della Serie A, diventata periferia del pallone europeo. Temo che non ci siano vie d’uscita a questa situazione, e temo lo scoramento di un ambiente capace di passare dai sogni-scudetto all’estetica dello sfascio nel breve volgere di qualche settimana. Non siamo una squadra da scudetto, non con questo mercato che ha disatteso completamente le vere esigenze della squadra. Volendo ragionare in un’ottica sparagnina ma efficace, sarebbe stato certamente preferibile prendere anche solo due giocatori di valore, uno a centrocampo e l’altro in difesa, lasciando il resto così com’era, piuttosto che cedere il finalmente ritrovato Fernandez, il talvolta irritante Pandev e l’atipico Dzemaili. Tutti giocatori discutibili, ma capaci comunque di dare il contributo concessogli dai loro limiti. Michu è superiore al macedone? Allo stato attuale è un pesce fuor d’acqua che sconta la lunghissima inattività.
    Lopez e Gargano, che in verità ieri si sono sudati la pagnotta, sono giocatori capaci di impostare? No, sono dei buoni incontristi che possono giocare in un centrocampo a tre o a quattro, non certo in una mediana con due soli elementi. Zapata è o non è un’alternativa a Higuain o lo abbiamo tenuto per fare numero e fargli scaldare la panca, con brevi e inutili comparsate in campo? Tutte domande che non solo avevano una loro legittimità in pieno mercato, ma anche una risposta alla portata di tutti gli uomini di buona volontà, animati da un solido realismo. Quello che è certo è che il Napoli di De Laurentiis è a un incrocio: accettare il ridimensionamento mettendo finalmente da parte le promesse inutili e disattese, mettere mano alle ingenti risorse di bilancio accumulate, provare a trovare acquirenti o investitori capaci di aumentare la forza economica del club. Io altre strade non ne vedo, se non le discussioni sterili su allenatori che pur hanno avuto in questi anni dei meriti, non riuscendo mai a farsi completare un organico al quale – sono convinto – sarebbero bastati pochi rinforzi di qualità per essere davvero competitivo. Come è riuscita la Juve a trattenere Vidal e Pogba, dati per partenti alla vigila del mercato? Facciamoci la domanda e confrontiamo la risposta con la scelta del Napoli.
    Con gli oltre 100 milioni di euro della cessione di Cavani e Lavezzi, che oggi giacciono al 70% inutilizzati, nei fondi di riserva del club. Lo stesso che perde Reina per questioni d’ingaggio, ma che da anni riconosce 5 milioni di stipendio alla famiglia De Laurentiis, elemento che non ha riscontro in nessun altro grosso club della Serie A. Io fra Pepe ed Edo non ho dubbi. Sono ragionevolmente certo che anche voi non ne abbiate fra il portiere spagnolo e donna Jacqueline, persona signorile e squisita, ma prevedibilmente meno utile ai destini della squadra che amiamo.