Siamo tutti mangiabanane. 10 anni a voler rinnovare il calcio e poi votare chi si è sempre combattuto .

     

    Siamo tutti mangiabanane. 10 anni a voler rinnovare il calcio e poi votare chi si è sempre combattuto.
    il trionfo della gerentopolitca, il vecchio che avnza

     

     

    Di : Leonardo Ciccarelli
    
    

    Ormai è ufficiale, Carlo Tavecchio è il nuovo presidente della FIGC. Il personaggio è noto nell’ambiente, è un residuo della vecchia DC  con la quale ha governato per 33 anni nel suo comune di nascita ed è il perfetto esempio della deriva che sta raggiungendo questo Paese che come ogni Paese del mondo, ha nello sport uno specchietto perfetto.

    L’elezione di Tavecchio arriva all’indomani della peggiore Italia nella storia dei mondiali. Alla sua seconda eliminazione consecutiva dalla rassegna iridata. Il popolo pallonaro è sconvolto, amareggiato ed arrabbiato. Tutti, dal tifoso occasionale che parla nel bar ai più alti dirigenti della federazione hanno una sola battuta a disposizione: è ora di cambiare. Rinnoviamoci.

    Il rinnovamento è facile da sillabare, meno da compiere. Sono anni che si usa questo termine a sporposito in Italia ma senza la minima cognizione di causa perché ancora una volta il calcio ha dato ragione a Fabrizio De Andrè e questa è l’ennesima occasione in cui “Lo Stato si costerna, si indigna e si sdegna, poi getta la spugna con gran dignità”.

    Questa elezione è di una gravità inaudita. Il soggetto in questione è uno di quei dinosauri da distruggere di cui si parlava ne La meglio gioventù, uno che per lanciare il calcio femminile aveva pensato ad una campagna dal titolo “Spogliati e gioca”, dopo aver detto che si pensava che le donne erano handicappate in confronto agli uomini. Tavecchio è un personaggio che ha definito mangiabanane i calciatori extracomunitari e definito i romanisti “coatti e mangiatrippa”, (a quanto pare bisogna sempre mangiar qualcosa per stargli sulle scatole).

    Da chi è protetto? Facile: ex DC, Forza Italia, Abete e Carraro. E’ un po’ come la sala riunioni di Mr.Burns nei Simpson insieme a Dracula, i nazisti e Krusty il Clown per rappresentare il Partito Repubblicano.

    Ma il vero sconfitto di queste elezioni non è il calcio, già sconfitto da tempo, nè Albertini, l’altro contendente. Il vero sconfitto si chiama Aurelio De Laurentiis. Al decennale della sua presidenza napoletana, una presidenza fatta di scelte lungimiranti ed ossessive richieste di rinnovamento, vota un presidente come Tavecchio e si fa spiegare come votare da Lotito ripreso dalle telecamere di tutta Italia. De Laurentiis quest’oggi è l’esempio vivente del predicare bene e razzolare male perché qualche ora fa ha votato un personaggio inadeguato, un personaggio che sarà soggetto ad un’inchiesta del UEFA e della Commissione Europea, un personaggio pluripregiudicato: come scrive Emiliano Liuzzi su Il Fatto Quotidiano, “E’ stato processato e condannato cinque volte: condanna a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuato in concorso, 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell’Iva, 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative, 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie, 3 mesi di reclusione nel 1998 per abuso d’ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento, più multe complessive per oltre 7.000 euro”.

    Che dire? Essere pluripregiudicati in Italia equivale ad una raccomandazione. E’ quella spintarella di cui si ha sempre un disperato bisogno. La colpa è sempre di chi sceglie. Da oggi basta lamentarsi di cori razzisti, buu ai calciatori di colore, sedi federali a Milano, calcio vecchio e stantio. Agnelli ha motivato la sua contrarietà a Tevecchio dicendo che è un uomo di Carraro, proprio colui che ha mandato il Napoli in Serie C. Se quando si può fare qualcosa, ci si unisce al branco, “Meglio tacere e sembrare stupidi che parlare e togliere ogni dubbio”.