Se il Papponista fosse il mondo dei media sportivi?

Se il Papponista fosse il mondo dei media sportivi?

Papponista e anti-papponista 2.0

Se il  Papponista  fosse il mondo dei media sportivi? se  i giornali, i siti web e i blog avessero come interesse l’essere Papponista anziché professionista?

Di: Francesco Pollasto  aspirante Papponista

“Permettetemi di presentarmi sono un uomo facoltoso e di gran garbo sono stato in giro per molto tempo ho rubato l’anima e la fede a molti uomini…E’ stato un piacere conoscervi spero che abbiate indovinato il mio nome, oh sì Ma ciò che vi lascia perplessi è la natura del mio gioco (woo woo, chi chi)… Così se mi incontrate abbiate un po’ di cortesia abbiate un po’ di simpatia, e un po’ di tatto (woo woo) Usate tutta la vostra ben educata cortesia Oppure io trascinerò la vostra anima alla perdizione, sì (woo woo, woo, woo)”

Cantavano i Rolling Stones nel 1968, Sympathy for the Devil, il diavolo allora era la guerra oggi è la presunzione. La città di Napoli, i tifosi del Napoli e la stampa Napoletana si trovano oggi al massimo apogeo storico. Qui siamo a Napoli, una terra di leggende e miti duri a morire, dove anche una parabola sportiva può diventare epica e un uomo comune può diventare un Dio.

COSA SUCCEDE?

In primo luogo succede che le divisioni di pensiero sono diventate una sorta di documento identificativo, il Papponismo e l’anti-papponismo, non solo solo parole usate su facebook ma una “divisa” da sfoggiare anche dalla stampa napoletana. In un primo tempo abbiamo provato ad inserire questa divisione nel merito del semplice folclore, ma abbiamo errato, non è così! Qui siamo oltre, è qualcosa di più coinvolgente e duraturo di una semplice stagione vittoriosa, ma una servility nei confronti dell’establishment politico, economico e calcistico.

LA STAMPA SPORTIVA

Gli editori si lamentano sempre del fatto che i napoletani non leggano abbastanza, ma una cosa che i partenopei leggono per certo sono le indiscrezioni sportive quotidiane. In tutto il mondo le pagine sportive di ogni tipo continuano a tirare avanti allegramente, e l’ascesa dei siti per malati di sport, non da calo dei lettori dei quotidiani come vogliono farci credere, se pensiamo che dalla mattina fino a pomeriggio inoltrato i portali riportano solo notizie provenienti dai giornali, ci troviamo difronte ad  un paradosso particolare.

I SITI

I magazine sportivi a tema calcio Napoli, sono sempre più irriverenti e presuntuosi al punto di avere come Mission quella di fare propria la prospettiva del tifoso. Allora giù titoli ingannevoli, foto con la frase del momento ed editoriali scritti secondo gli uomori che si leggono su facebook. Un giorno un sito è papponista l’altro è anti-papponista, il web Napoletano non diffonde la notizia ( ci sono ovviamente pochissime eccezioni) ma l’umore.

PERICOLO

In primis i Blog e i blogger, i quali senza nessuna nozione si cimentano nei titoli piu’ assurdi per catturare i click e il tifoso sempre più affamato di notizie finisce con il cadere nella rete, un dato sconcertante lo propone altervista: “ su 100mila blog presenti sul portale quasi il 40% è a tema Napoli, inutile che vi dica di diffidare dai link con il SUPER TITOLO. Il pericolo più grande però arriva dai giocatori e dagli addetti ai lavori, Infatti, non sono solo blogger e affini a intromettersi nel sacro rapporto tra il giornalista sportivo e la sua preda. Sempre più spesso gli atleti stanno tagliando fuori l’intermediario per parlare direttamente al loro pubblico.

PAPPONISTI O NO?

Una volta Ghirelli raccontò: «Dopo la liberazione del Sud mi sono unito alle truppe che risalivano la penisola. Ero stato assunto da quel che restava dell’Eiar, facevamo una radio che prendeva il nome dell’ultima città dov’eravamo arrivati: radio Bari, radio Napoli. I miei amici Patroni Griffi e La Capria si fermarono a Roma, io e Tommaso Giglio proseguimmo con la Quinta Armata. Sei mesi bloccati ad Altopascio. Caduta la linea gotica, a Bologna assunsi un giovane partigiano di Giustizia e Libertà, Enzo Biagi: insieme abbiamo annunciato che la guerra era finita»

Ecco questi erano i giornalisti di una volta, mi chiedo cosa direbbero oggi guardando la stampa moderna. Moltissimi giornalisti sportivi affermano che il Napoli ha una pessima comunicazione, in parte è vero, ma loro come comunicano? Schierarsi sempre dalla parte del padrone non è comunicazione, ma ben altro, l’equilibrio nel raccontare i fatti non esiste , l’importante è apparire essere presenti sul web o in radio, oppure in tv, l’importante è esserci e soprattutto ripetere la poesia della settimana. Ieri era Sarri oggi sono i tifosi, rei di aver abbandonato lo stadio e di non amare De Laurentiis. Ma sono sempre gli stessi giornalisti che scrivevano fumi di parole sul fatto che De Laurentiis resterà nella storia come un presidente poco amato?
Oggi molti si fregiano di essere nella Shinder list di Castelvolturno, di avere l’invito alla conferenza stampa, salvo poi essere richiamati dalla radio ufficiale per titoli ingannevole e dal Napoli calcio per aver utilizzato un linguaggio scurrile in qualche articolo.Ecco un minimo di auto-esame bisognerebbe farselo

RISVEGLIAMOCI

Credo sia importante ritornare a raccontare i fatti e dividerli dalle opinioni, ci vuole un ritorno totale alla cultura sia personale che professionale, la divisione in caste fa bene solo agli arrivisti, i tifosi hanno un metro diverso di giudizio, loro amano e  questo amore hanno il diritto di manifestarlo come meglio credono.