Se il calcio si gioca in tutto il mondo, la sua capitale si chiama Napoli

Napoli e i suoi idoli

Di:Vincenzo Cito per Sportweek

IL “PIBE” FA STORIA A SÉ, HA PERSINO UNA CAPPELLA VOTIVA A LUI DEDICATA. MA LA PASSIONE DEI TIFOSI AZZURRI NON CONOSCE CONFINI: A VAVASSORI ALCUNI FECERO VISITA IN FRANCIA, IN OSPEDALE, E UN MIGLIAIO DI LORO INVASE IL CAMPO D’ALLENAMENTO DI GRICIGNANO D’AVERSA PER CELEBRARE UN NEO ACQUISTO IN SERIE C…

Più che Maradona può spiegare Capparella.

A Diego è stata persino dedicata unacappella votiva,non lontana da piazza del Gesù a pochimetri dal Cristo velato dove viene venerato un capello (!) che lui lasciò sul copri poggiatesta di un aereo.

Ma per capire il legame che c’è fra i giocatori del Napoli e i suoi tifosi, forse può spiegare
meglio quanto avvenne, nel gennaio 2005, al campetto di allenamento di Gricignano
d’Aversa. La squadra giocava in Serie C , era a metà classifica, a fine stagione non
sarebbe neppure salita in B, eppure il piccolo impianto di provincia fu invaso
da un migliaio di tifosi per accogliere il nuovo acquistoMarco Capparella.

Il calciatore siguardò attorno stupito, cercò gli occhi del procuratore, gli sembrava impossibile
che tutta quella gente fosse venuta apposta per lui.Perché se metti quella maglia,
sarai idolatrato in eterno,anche se non ti chiami Maradona.

Ancora oggi Giovanni Vavassori ricorda commosso quanto gli capitò negli Anni 70. Si era infortunato al ginocchio, lo portarono in Francia da uno specialista e pochi giorni dopo, in ospedale, si trovò quattro tifosi, venuti apposta per lui dall’Italia per confortarlo.
Segni d’amore, frutto diuna passione inestinguibile che accomuna tutti, campionissimi e gregari.

 

Lavezzi-per-strada-300x197A Ezequiel Lavezzi, nel Napoli dal 2007 al 2012, non è servita neppure la spiaggetta privata che aveva a disposizione nella villa di Marechiaro.
«I tifosi arrivavano via mare», ricordò una volta. «E mi urlavano richieste di autografi, foto,magliette.Quando invece tentai di comprarmi un paio di scarpe in via Chiaia, il negozio fu letteralmente assalito dalla gente e gli scaffali ripuliti».
Per Cavani si sconfinò nella follia, fra tifosi  in ginocchio, assedi a tutte le ore, ragazze
in delirio.

Negli Anni 60 era normale per i calciatori lasciare lo stadio a bordo di un’ambulanza, per non farsi riconoscere dai tifosi: l’attesa cominciava all’uscita del San Paolo, sulla salitella da
cui uscivano le auto, con ragazzi sdraiati a terra per costringere i loro idoli afermarsi e a firmare autografi. Omar_Sivori_Napoli

L’ultimo a provare simili brividi è stato Manolo Gabbiadini. Al suo arrivo in città, lo scorso
gennaio, si bloccò l’aeroporto di Capodichino, lui ricambiò conuna frase choc: «Il mio sogno è fare un gol alla Juve». Per molti, fu come un invito sessuale alla prima uscita.

EMULAZIONE

Il processo di identificazione nei calciatori è totale. Sempre negli Anni 60, quando arrivò
Omar Sivori, tutti i ragazzini di Fuorigrotta andavano in giro con i calzettoni
abbassati, perché così faceva lui.

Oggi, i figli (o nipoti) di quella generazione portanoi capelli conla cresta di Hamsik.

AMORE INCONDIZIONATO

SOSABruno Giordano, che  conquistò il primo storico scudetto dell’ 87, si è fatto amare ancora di più dopo l’addio quando, allenatore della Reggiana che aveva appen abattuto il Napoli,
si rifiutò di salire in sala stampa.«So quanto stanno soffrendo i tifosi partenopei»,
spiegò.«Non voglio farmi vedere da loro».
Nella sua ultima partita contro il Milan nel 2008, Roberto El Pampa Sosa, ultimo
a giocare con la numero 10 al San Paolo, fu venerato come un dio.Era stato il primo ad accettare l’offerta del club in C e, in quei duri anni, era stato sempre il primo a
metterci la faccia, dopo una sconfitta.

Salvatore Bagni ancora oggi dice di essere del Napoli e poi c’è Pepe Reina che si
candida a diventare il prossimo mito.

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