Sconcerti: L’unica difesa che ci resta è non smettere mai di inorridire per l’infamia

    Scrive Mario Sconcerti sul Corriere della Sera.

     

    C’è una perversa coscienza ultrà secondo cui le vittime della guerriglia del calcio sono semplici soldati, carne da battaglia che quando cade non va rimpianta.

    Ha fatto solo il suo dovere. Così, dopo aver visto ucciso Ciro Esposito in fondo a un episodio criminale senza innocenti, ma con una vittima, le schegge della curva romanista non gli rendono nessun onore, infamano anzi il malinconico protagonismo della madre, colpevole di portare troppo il suo dolore sui media.

    La tristezza dell’episodio, il sua sapore acido, si commentano da soli. Offende una mamma e tutti noi. È la conferma che gli ultrà violenti hanno una visione macabra del loro compito.

    Sono una legione alienata convinta che la vita sia una vendetta continua dove uno sgarbo ne cancella un altro senza fine. E se qualcuno muore devi tacere con devozione e arroganza, anche se il morto è tuo figlio, perché così va il mondo degli esclusi.

    Non possiamo essere noi a convincere i pazzi che la vita è da un’altra parte. Possiamo solo difendere noi stessi e quel che rimane di Ciro non smettendo mai di inorridire.