Sarri: “sono nato qui, adoro Troisi ed Eduardo. non conosco bene la cucina, ma mi rifaccio con la scaramanzia”

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    MAURIZIO SARRI ALL’ESAME DI NAPOLETANO

    Superato quello del presidente de laurentiis («mi ha scelto perché al nome preferisce il lavoro»), il nuovo tecnico del Napoli affronta il test di cultura partenopea.

    «sono nato qui, adoro troisi ed eduardo. non conosco bene la cucina, ma mi rifaccio con la scaramanzia…»

    Di Fabrizio Salvio  per Sportweek

    Maurizio Sarri e Napoli

    Il neo allenatore del Napoli Maurizio Sarri, ha rilasciato una bella intervista al mensile sportweek, parlando della sua Napoli, e del suo Napoli.

    Il personaggio Maurizio Sarri è così, prendere o lasciare. Maglietta, pantaloncini, barba di un paio di giorni, immancabile sigaretta («Ma non fotografatemi mentre fumo»), aria disincantata di chi ha visto molto e capito (quasi) tutto in 25 anni di gavetta sulle panchine di mezza Italia, da nord a sud, prima della grande occasione: questa, a Napoli.

    Napoli era nel suo destino: lì è anche nato, sia pure per caso.

    «Sì,mio padre è toscano ma ha lavorato a Napoli per 5-6 anni. Faceva un mestiere difficile, mica come il mio:manovrava la gru nei cantieri dell’Italsider, a Bagnoli. Io sono nato lì, e ho cominciato a fare il tifo per il Napoli. Quando siamo tornati a Firenze, alle elementari ero l’unico della classe a tenere per gli azzurri».

    E a Napoli era tornato, prima di ora?

    «Sì, insieme a mio padre, per vedere la casa dove ero nato».

    Cosa conosce della città?
    «Il centro.Ma a colpirmi è la napoletanità. L’ amore smisurato della gente per il posto in cui vive e la squadra di calcio che lo rappresenta».

    Cosa farà con la famiglia? La lascia in Toscana o se la porta dietro?

    «Sono abituato ad avere mia moglie e mio figlio con me. Hanno le loro attività ma, uno alla volta, verranno giù».

    Ha deciso dove andrà ad abitare?

    «Non vorrei allontanarmi troppo da Castelvolturno, dove ci alleniamo. Ma mi piacerebbe sistemarmi nella zona in cui sono nato, tra Bagnoli e Pozzuoli».

    Accennava alla napoletanità. Vediamo allora qual è il suo livello in merito:
    Eduardo o Totò?

    «Totò è più popolare, Eduardo forse è più di nicchia, anche se a sua volta famosissimo. Dico Eduardo».

    Massimo Troisi o Alessandro Siani?

    «Sono innamorato di Troisi».

    Chi era Matilde Serao?
    «Qui mi coglie impreparato».

    Giornalista e scrittrice, fondò il quotidiano «Il Mattino». Il nome di almeno un grande scrittore napoletano?

    «Erri De Luca».

    Il ritornello di ’O surdato ’nnamurato?

    «Oj vita, oj vita mia…».

    Il piatto napoletano preferito?
    «Non conosco molto la cucina partenopea, ma ho l’impressione che il rischio di raggiungere i 100 chili sia alto».

    Cosa c’è di napoletano in lei? Un pizzico di sana scaramanzia?
    «Sì, quella c’è. Quando fai un lavoro dove una palla sul palo può cambiarti la vita, la scaramanzia entra per forza.

    E poi mi incazzo tutte le volte che uno sottolinea le mie origini napoletane con un tono che nasconde un razzismo latente».

    Superato l’esame di Napoletano non ci resta che aspettare quello del Campo, in bocca al lupo mister Sarri