Sarri:” «Allenare il Napoli è bello e duro, i tifosi sono spettacolari, spero di conoscere Maradona”

SARRI   PARLA AL CORRSPORT

[su_quote cite=”M.Sarri”]Maradona «Un idolo, ma anche un’idea di calcio Le sue scuse? Provo emozione, adesso spero di incontrarlo»[/su_quote]

Dalla banca alla panchina: l’emozionante racconto di un tecnico che ha stregato tutti con il suo calcio e la sua razionalità

Sarri ha rilasciato una bellissima intervista a Walter Veltroni per il corriere dello sport, ecco quanto evidenziato:

 

[su_quote cite=”M.Sarri”]Chi viene dal basso è mentalmente più libero di inventare schemi. Ma un allenatore deve saper essere anche fratello, amico e padre[/su_quote]

FAMIGLIA

«La mia è una famiglia di ciclisti, poco aveva a che fare con il calcio. Mio padre è stato corridore professionista con la Frejus. Anche io ero appassionato della bicicletta. Ma
a 14 anni ho cominciato a giocare al calcio, nella squadra del mio paese, il Figline. Ho iniziato da difensore esterno, poi sono stato schierato come centrale. Ma, diciamocila verità, non sfondavo, non ero un campione.
Il massimo torneo in cui ho giocato era la serie D. Intanto mi cercavano le banche, lì ero davvero capace. Così cominciai a lavorare per portare un po’ di soldi a casa. In
quel periodo lavoravo, studiavo, giocavo. Poi mi sono arreso, era troppo, tutto insieme».

ESORDIO

«Gli ultimi anni della mia carriera da calciatore, niente di che, li ho fatti a Stia, in prima categoria. Durante il campionato mi chiesero anche di allenare, avevo trentuno anni
e una certa predisposizione a organizzare e forse a dirigere. Allo Stia avevo detto che avrei tenuto la squadra qualche settimana ma poi mi appassionai.
Mi piaceva molto più allenare che giocare. Passai al Monte San Savino. E vincemmo tutti i campionati, passando dall’eccellenza alla serie C.
Ma io ero diviso. Lavoravo in banca, mi occupavo dei cambi ed ero bravo. Manovravo decine di milioni e difficilmente sbagliavo operazioni. Avrei avuto una bella carriera,
credo. E intanto avevo un buon stipendio. Ma allenare era infinitamente più bello. E poi con l’arrivo dell’euro c’era poco da giocare con i cambi. Insomma parlai con la famiglia
e decisi. O Il calcio o la banca, mi dissi. E scelsi, non senza sofferenza. Passai alla Sangiovannese, sempre in zona, nell’aretino»

INCROCIO CON ALLEGRI

«Sì, ci fu una partita tra Sangiovannese e Aglianese, la squadra che Max allenava. Finì zero a zero, senza neanche un tiro in porta. Una noia mortale. Alla fine uno degli spettatori,
che era anche un mio amico, gridò “Se siete allenatori voi due…”».

IL GIOCATORE PIU’ INTELLIGENTE CHE HA CONOSCIUTO

«Baiano aveva una velocità di pensiero impressionante.  Reina è una persona speciale,davvero molto intelligente. In campo e fuori. Con Goretti, che giocava nel Perugia,
si poteva parlare di tutto, anche di temi lontani dal calcio»

COM’E’ ALLENARE IL NAPOLI?

«Bello e duro. Le sensazioni che ti può dare la tifoseria sono uniche, un calore spettacolare. Ma è un ambiente umorale, come è sempre stata questa città fatta di passioni edelusioni. O tutto è positivo o tutto è negativo. Io cerco di tenere il filo di una atmosfera in cui ogni tanto bisogna anche estraniarsi».

IL GIOVANE ITALIANO PIU’ FORTE

«Per me Rugani. Ha una capacità di applicazionestraordinaria. Io lo feci esordire a 18anni. Sarà un giocatore molto importante per il calcio italiano del futuro, nel Napoli, Luperto è un talento che tengo d’occhio. Si prepara già con noi, con la prima squadra. Da gennaio abbiamo concordato, con la società, di far allenare ogni settimana uno o due ragazzi della Primavera con i titolari».».

HIGUAIN

«Si diverte. Io lo stimolo a divertirsi. È un fuoriclasse ed è potenzialmente il giocatore più forte che io abbia mai allenato».

SCUDETTO

«Per me resta impronunciabile. Abbiamo iniziato un percorso. Ricordiamo che veniamo da un quinto posto e teniamo ipiedi per terra. Per volare c’è sempre tempo.È un campionato aperto, senza dominatori. Ci sono diverse squadre che competono a pari livello. Posso dirle che io sono rimasto molto impressionato dalla Fiorentina»

LA SQUADRA IDEALE

«Jascin, Djalma Santos, Thuram, Beckenbauer, Facchetti; Tardelli, Pirlo, Neeskens;Maradona, Van Basten, Cruyff. Allenatore Arrigo Sacchi».

MARADONA

«Per me, come per tutte le persone che amano il calcio, Maradona è un idolo, un’idea del calcio. La dichiarazione che ha fatto mi haemozionato. Ora il mio prossimo obiettivo è conoscerlo. Sarebbe un onore, per me».