Salvatore D’Amico: “CLOCHARD MORTO DI FREDDO NON PUO’ ESSERE SOLO CRONACA”

    L’ennesima morte silenziosa. Una vita che se ne va senza fare rumore e che merita solo un trafiletto nelle pagine di cronaca e che dopo poche ore viene triturata dal gossip quotidiano,

    dal ritmo frenetico e distratto che accompagna, oramai, la nostra vita.

    Apparire, possedere, consumare, bruciare, tutto in un attimo come se la nostra vita, di uomini e donne di tutto il pianeta Terra, fosse un passaggio inutile e senza significato.
    Da oltre un anno la nostra associazione distribuisce oltre 400 pasti la settimana (il martedì e giovedi sera ci potete incontrare al Teatro S. Carlo, al Museo Nazionale, a Piazza Cavour ed anche alla Stazione ferroviaria); tonnellate (1000 chili!!!) di vestiario ed anche farmaci ed un po’ di calore umano. Abbiamo chiesto al Comune di metterci nelle condizioni logistiche migliori per svolgere la nostra attività ma non possiamo, né vogliamo, supplire ad un compito dello Stato.
    La nostra non è un’attività caritatevole, ma una denuncia contro un inadempimento sociale che un paese civile non può e non deve permettersi. Non vogliamo più distrarci, non vogliamo girare le spalle a cittadini di questa terra meno fortunati o più deboli.
    Ripetiamo una cosa già detta mille volte, ogni volta che si trova “un clochard morto di freddo”: che sia l’ultima!
    Crediamo che lo Stato (i comuni) e la Chiesa debbano aprire gli occhi e soprattutto il loro patrimonio immobiliare per consentire, almeno nell’emergenza, a questi disperati di dormire sotto un tetto. Si può cominciare così, il resto si vedrà: basta avere la volontà.