Roma ha la Cappella Sistina, a Napoli ce ne sono molteplici: eccone una

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LA CHIESA DEI SANTI SOSSIO E SEVERINO

Una delle tante “Sistine” napoletane cadute nell’oblio

di Gaetano Brunetti

Passeggiando per le vie del centro storico di Napoli, dopo aver attraversato Via Duomo, c’è una strada in salita che porta dritti al Decumano e a Piazzetta Nilo.

Bisogna passare per il Ponte San Severino, costruito per volere della famiglia nobiliare dei Severino, che fa da cornice ad un quadro emozionale e suggestivo. Prima di girare per la famosa Spaccanapoli bisogna fermarsi sulla sommità della collinetta, qui c’è la Chiesa dei Santi Sossio e Severino, facente parte insieme all’Archivio Storico del complesso dei frati benedettini. Si dice che il grande Archivio ospitò persino il poeta Torquato Tasso durante il suo soggiorno in città.

La rarità di questo tempio lascia a bocca aperta, attualmente non si celebrano più messe con costanza ma l’enorme navata viene spesso utilizzata dalla Comunità di Sant’Egidio nei giorni delle festività per dare cibo e accoglienza ai più disagiati.

Questa chiesa rappresenta uno dei tanti tesori dimenticati della nostra città, attualmente è visitabile il giovedì, venerdì e sabato dalle ore 10 alle ore 13. All’interno troverete una preziosa guida dell’Italian Touring Club che vi accompagnerà e vi narrerà affascinanti e deliziosi aneddoti storici riguardanti l’imponente complesso. L’anima viene rapita dalla bellezza degli affreschi, dalle sculture e dai marmi, dalle storie e dalle leggende che si narrano intorno a questo capolavoro del barocco napoletano.

All’interno è presente la tomba di Belisario Corenzio, si racconta, che il famoso pittore sia morto, cadendo, mentre affrescava il meraviglioso transetto di “sistiniana” memoria. Colpiscono i loculi marmorei di importanti famiglie nobiliari napoletane, e i suggestivi dipinti che riportano al Caravaggio. Intrecci epici legati ai Medici, ramo napoletano e a Jacopo Sannazaro. Assolutamente da vedere la superba sagrestia, che toglie il fiato alla sola vista e il maestoso altare di Cosimo Fanzago. Adesso ci fermiamo, perchè il racconto non rende l’idea di cotanta beltà e vi auguriamo di andarla a visitare quanto prima…

 

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