Ritiri 2.0, arriva la Drone-Mania

    Droni e calcio

    U

    n drone, come quello che usano Sarri e Mancini, è semplicemente un robot, un velivolo radiocomandato.

    In futuro, per sentirsi più motivati, basterà mettersi a inseguire un drone. Uno sprone, così dicono, capace di aiutarci a scovare quelle energie residue sepolte dentro noi stessi, riesumate quando vorremmo buttare la spugna e smettere di correre.

    Non è tutto: un quadricottero può farci compagnia durante lo jogging, quasi come un ciarliero compagno su due gambe o un fedelissimo che scodinzola su quattro.

    E sì, anche se sulla carta questa sembrerà una cialtronata macroscopica, è il risultato di uno studio presentato nei giorni scorsi a Seul nel corso della conferenza sulle interazioni tra uomo e computer.

    AirDog, il drone che segue il suo padrone

    A firmare la ricerca è stato l’«Exertion Games Lab» (traducibile grosso modo come il laboratorio dei giochi sotto sforzo) del Royal Melbourne Institute of Technology, in Australia. Il direttore Florian Mueller racconta di aver condotto l’indagine proprio per trovare nuovi metodi di motivazione nello sport. E ha scoperto, abbinando alcuni runner a un drone e lasciandone altri al loro destino nei campi, quello che oramai immaginiamo da soli: la presenza del velivolo li ha fatti sentire molto motivati, meno soli, li ha spinti a dare qualcosa in più. «Più di quanto riesca a fare uno smartwatch» ha detto uno di loro. Difficile non credergli.

    Ecco perché un prodotto come AirDog, che non è un cane alato come il nome suggerisce ma un drone con la capacità di seguire ovunque il suo proprietario (anche durante una corsa) raccoglie fondi per milioni di dollari ed è prossimo a entrare sul mercato. Ecco che l’offerta scruta la direzione della domanda e l’asseconda. Ricerche labili, non proprio clamorose come questa, sono un condimento: tentano di riempire di senso il tutto. Noi, almeno, cerchiamo di prendere il buono che c’è. Se proprio non riusciamo ad alzarci dal divano, non scartiamo l’ipotesi di comprarci un drone. Oppure andiamo in un parco. Sarà meno scenografico, ma costa niente e fa bene uguale.

    Di utile, però, c’è che può sostenere una videocamera che registra le immagini dall’alto, da una prospettiva diversa insomma. Come gran parte degli apparecchi del genere è soggetto a problemi tecnici, dovuti magari a interferenze sulle onde radio. Il primo ad usarlo, in Italia, è stato Delio Rossi nel 2013, quando allenava la Sampdoria.

     

    Il drone ripende il napoli calcio

    Un “giocattolino” rispetto a quello che usano ora Napoli e Inter, che hanno potuto sfruttare due anni di progressi tecnologici. Ma a cosa serve un drone? Ad osservare dall’alto i movimenti della linea difensiva, a studiarli, a correggerli eventualmente. Non solo, a seguire il portatore di palla in fase offensiva, in particolar modo il regista.

    A capire come si muove in campo colui che dovrà poi smistare il maggior numero di palloni durante una partita. L’Inter, per studiare le immagini, ha ingaggiato l’ex opinionista Rai Adriano Bacconi.

    Sarri le studia da sé, in compagnia del suo staff. Uno sguardo dall’alto, verso il futuro.

    Fonte: corrssport-Panorama-Kikstarter.