Retroscena: quando Mazzarri studiava Hodgson e sognava l’Inter

    “Gemelli diversi” suonerebbe perfetto, ma proprio non va. Nemmeno fratelli. Mazzarri e Benitez sono semplicemente diversi: in tutto e per (quasi) tutto. Uniti solo dal giovane apprendistato colorato di rossonerazzurro. Quello di Benitez è noto: una tappa del suo viaggio di nozze fu Milanello, per studiare i metodi di Capello.

    Mazzarri passò invece una settimana all’Inter di Hodgson. Vent’anni fa. Allenava la Primavera del Bologna, preparava la tesina per l’esame a Coverciano. Sicuramente già sognava la panchina di una Grande. Ma ad Appiano Gentile non chiedeva nemmeno una grande panchina: gli bastava la piccola seggiola a bordo campo. E un quadernone riempito di appunti, frecce, ics e pallini. Tutto scritto, come le ambizioni.

    Mi capitò di osservarlo da lontano. Sempre attento, non distoglieva gli occhi dal campo neanche per accender sigarette. Eppure gli allenamenti sembravano scontati e ripetitivi. La settimana di Hodgson nasceva e finiva seguendo il ritmo blando di quei cross pennellati (pochi) e randellati (molti) tipici del football made in England. E forse non è un caso se poi, dopo aver studiato il Mister di un 4-4-2 senza misteri, Mazzarri sia diventato cultore della difesa a 3.

    Fumava tantissimo, sorrideva pochissimo: la forza dei nervi tesi. Si intuiva che sarebbe arrivato ovunque, a forza di mirare e prendere appunti. L’ho seguito nell’ascesa. L’ho sentito quando era alla Samp e i primi tempi al Napoli. Voleva che Sky riconoscesse i suoi grandi meriti, malgrado non guidasse grandi squadre di grandi società arbitrate da grandi arbitri e seguite da grandi giornali. Ma tutte assieme diventavano manie di piccolezza, le sue.

    Ora la stessa attenzione di vent’anni fa l’avrà trascritta sul quadernone degli ultimi allenamenti, ordinati senza un attimo di respiro. Avrà di fronte Benitez che invece ha regalato ai suoi giocatori un week end lunghissimo: quattro giorni da sfruttare in questa inattesa coda d’estate.

    Completamente diversi, sfideranno il passato partendo da punti opposti. Si saluteranno da lontano. E sarà difficile vederli vicini, anche perchè Mazzarri prima delle partite non sopporta pacche sulle spalle e strette di mano.  Eppure in passato l’ha sempre chiesta e (meritatamente) avuta, una mano. Adesso che gli serve davvero, non la chiederà. E chissà come finirà.

    Sandro Sabatini (giornalista Sky Sport)