Repubblica: Se il piroscafo imbarca acqua, di chi la colpa?

 

L’Ansa informa che De Laurentiis e de Magitris in tribuna si sono ignorati. Il gelo conferma lo scontro della settimana scorsa.
Il Graffio si è già soffermato. Come si ricorderà, Il Napoli protesta per non essere stato interpellato sugli appuntamenti di luglio con popolari cantanti: Vasco Rossi e Jovanotti, il 3 e 26 luglio. Il Comune li ha organizzati. Bisogna capire. Gli riescono meglio i concerti in piazze e stadio che il Forum delle culture, la fruibilità delle strade, la vibilità al centro e nelle periferie.
A De Laurentiis è stato ieri dedicato uno striscione, «Vicini al tuo dolore». Le condoglianze per la morte della madre. Non solo un bel gesto, ma si dimostra che certi messaggi delle curve sono altrettanto sentiti e apprezzabili. Un errore ignorarli. Come quelli commessi al mercato. L’inascoltato invito del pubblico ad un mercato più ampio ed ambizioso si riflette ancora oggi. La squadra che si esalta con la Roma in una partita perfetta, che infila tre vittorie di fila, raccoglie 11 punti in sei gare, è la stessa che diventa fragile e contorta con il Cagliari staccandosi da Juve e Roma. Nove e sei punti in meno.
Richiamo volentieri i temi del mio commento per le pagine di Repubblica-Napoli. La delusione dei tifosi, tornati al San Paolo, conferma quanto incida il mercato ancora adesso su un Napoli che pure aveva mostrato segni di ripresa. L’ultimo errore è di Benitez. Ce l’ha con la squadra per aver fallito una facile vittoria. Sbaglia a perdonarsi. A separare le sue responsabilità. A riparlare solo di tenuta difensiva. L’analisi è più ampia. Almeno tre decisioni fanno discutere. Due le ha prese lui, prima della gara. Albiol sostituito da un impacciato Henrique, David Lopez lasciato fuori, proprio lui, il mediano che finalmente dava spessore al centrocampo e schermo alla difesa. Non sostituisce poi Hamsik, ancora una volta tra i peggiori, è questa la terza infelice decisione, durante la sfida con Zeman. Alla sfida Benitez e l’altro esteta del calcio sono arrivati dopo un dolciastro scambio di elogi sul gioco spregiudicato. Il calcio è spettacolo, signori Benitez e Zeman, se si vince giocando bene. Pareggiare subendo tre gol per pura sciatteria non lo è.
Attaccare molto e difendere male è uno stile di gestione tattica brillante solo in chiave personale: ha creato il personaggio Zeman, determinandone anche frequenti esoneri. Per lui il 3-3 di ieri è cospicuo, certo, ma eleva a modello una squadra con 22 gol al passivo, la difesa peggiore della serie A, il quintultimo posto con soli 11 punti. Né può vantarsi Benitez, con 15 gol subiti contro i 4 della Juve e i 7 della Roma. Il suo Napoli è di nuovo un piroscafo che imbarca acqua.
Vantaggio con un gol di astuzia, Ghoulam che manda dall’out un assist di 40 metri a Higuain. Peggio per il Cagliari che schiera la difesa alta. Comincia per il Napoli la partita giusta per segnarne quanti ne vuole contro un Cagliari adorabile solo in fase d’attacco. Qui Zeman dà una lezione. Costruisce esaltando il 4-3-3. Il mediano centrale, Kriseting, scarica sempre su un lato. Fa scattare il meccanismo classico di questo modulo: la prima punta fa da specchietto, mentre corre sul lato opposto l’altro esterno. Il gioco del contro-lato è perfido. Costringe la difesa avversaria a spostarsi sul versante del portatore di palla, lasciando sull’altra fascia uno spazio scoperto. Il Cagliari molto disturba così il Napoli, proprio con gli esterni d’attacco: meno con Ibarbo, tanto con Farias che sulla sinistra gioca come Insigne nel Pescara di Zeman in B. Diego Da Silva Farias, brasiliano di Sorocaba, passato per Nocerina e Chievo, amministrato dal napoletano Mariano Grimaldi, appare diabolico negli ultimi 40 metri. Sarebbe prezioso al posto di Insigne, ora. Mette in difficoltà Maggio spesso risolutivo in difesa, ma poco protetto dal centrale più vicino, Henrique, ancora meno da Callejon, quasi assente.
Incidono due elementi. Tutt’e due legati al Napoli. Il primo: Rafael, portiere ora inadeguato, para solo se non si schioda dalla porta, ma esce tremando e trasmette paura alla difesa. È colpa sua almeno il secondo dei tre gol, concorre al terzo con un rinvio goffo. Il secondo elemento riguarda la costruzione. Il Napoli sbilanciato non trova sbocchi con gli esterni alti: Callejon è sotto tono a destra, a sinistra si dedica all’inizio e poi a tratti Hamsik che non ha però lo scatto dritto né il bruciante dribbling in corsa, ma ferma la palla, osserva e rallenta. Il distributore di gioco non è Inler né Gargano che ha corso e marcato, ma Koulibaly. Sul suo valore non c’è dubbio, ma non ha il lancio di 60 metri. Deve ancora dimostrare di essere il nuovo Thuram e non è certo il sosia di Beckenbauer. Se deve fare tutto lui, difendere e impostare, si rischia solo di travisarne i connotati tattici.
Benitez sul 3-3 avverte che gli manca un esterno alto a sinistra. Guizzante. Una controfigura di Insigne o Mertens. Tenta una mossa fantasiosa quanto corretta: dentro Britos quarto difensore a sinistra, Ghoulam avanti. Ma esce De Guzman e non Hamsik, spento nella ripresa. L’allenatore rinuncia al terzo cambio. In panchina ha 8 ricambi, il Cagliari 9. Poteva essere il posto per uno della Primavera. Ma si sa quanto poco il Napoli curi il vivaio. Non si sa invece perché sia stato preso con largo anticipo Andujar dal Catania. Il suo precoce arrivo è costato abbastanza, costringendo alla fine il Napoli a mollare Reina, troppo costoso. Bastava risparmiare con Andujar, inutile se non vale neanche l’attuale Rafael. Quando si dice, il mercato. Gli errori di agosto sono cambiali che scadono, prima o poi.
Inutile ricordare che per un mercato brillante occorre una società attrezzata. Se Agnelli ingaggia Morotta e Paratici, i risultati si vedono. Provate a dare uno sguardo alla classifica. Pogba, 21 anni, dice niente? Mi sembra che la coppia Bigon-Micheli sia meno fortunata. Tranquilli, la classifica mente ed è solo questione di fortuna indovinare i grandi colpi.

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