LA REPUBBLICA – Il goal di Maxi dà vita alla contestazione dei tifosi

     

    Le statistiche raccontano una verità, inconfutabile: Bardi è stato per distacco il migliore in campo, per il rigore respinto nel primo tempo a Higuain e una striscia di parate strabilianti, spalmate dal portiere della nazionale under 21 per tutto l’arco dei 95’.

     

    I 33 tiri sparati a salve dal Napoli non sono invece la sintesi di una gara stregata: tesi sposata in maniera poco convincente da Benitez dopo la sconfitta («Ci è mancato solamente il gol»), ma non dai malcapitati e più obiettivi 35 mila tifosi del San Paolo, che hanno aspettato con ammirevole pazienza l’ultimo gong prima di dare inizio alla loro contestazione.

     

    Striscioni e cori (“Fuori i milioni”) contro De Laurentiis, neppure presente in tribuna d’onore; e primi fischi a Fuorigrotta anche per Rafa, al suo rientro sconsolato negli spogliatoi. Il presidente e il tecnico spagnolo sono insieme sul banco degli imputati, da ieri, dopo il sorprendente ko (1-0) nel debutto in casa con il Chievo. Ha deciso un guizzo nella ripresa di Maxi Lopez e alla fine non credeva quasi ai suoi occhi nemmeno Corini, il vincitore: «Ci ricorderemo di questa impresa per parecchio tempo: il nostro è un gruppo rivoluzionato da 15 innesti nuovi, sono tre punti d’oro».

     

    È stata una partita a porta americana: Bardi contro tutti, bombardato con flemmatica continuità dal Napoli e neppure tanto protetto dai suoi compagni di reparto, spesso in balia degli attaccanti avversari. Il muro alzato dal Chievo aveva un bel po’ di crepe e il portiere ha dovuto fare gli straordinari, aiutato per sua fortuna anche dagli errori di mira di Higuain dal dischetto (26’ pt) e dei suoi imprecisi compagni. «Il primo tempo doveva finire 3-0 per noi», s’è rammaricato dopo la sconfitta Benitez, dimenticandosi però della traversa centrata da Maxi Lopez nei pressi dell’intervallo.

     

    È un campanello d’allarme che gli azzurri non hanno sentito e forse non potevano neppure sentire, del resto. I limiti della nuova squadra sembrano infatti strutturali e tali e quali a quelli che aveva la vecchia: troppo fragile dalla cintola in giù. Il mercato non ha aggiunto niente ed è per questo motivo che i tifosi sono infuriati con De Laurentiis, la cui popolarità è ai minimi storici dopo un decennio di trend sempre positivo. Doveva essere la stagione del salto di qualità, per gli azzurri, invece è iniziata con l’eliminazione in Champions e il passo falso di ieri al San Paolo, che ridimensiona pure le ambizioni del gruppo di Rafa in campionato. «Non ho mai parlato di Scudetto», ha tirato tardivamente il freno il tecnico spagnolo, a processo ormai cominciato.

     

    Pure il suo integralismo tattico sta facendo danni: modulo sempre uguale e cambi troppo scontati, con Mertens che entra sistematicamente dopo un’ora e Duvan usato come arma della disperazione nel finale. Corini sapeva benissimo a cosa andava incontro e si era preparato. «Il Napoli gioca con sei attaccanti: si sa che non amano correre all’indietro. Ho studiato per 15 giorni i loro punti deboli».

     

    Benitez è invece tornato solo giovedì scorso dalle sue ferie inglesi e con tre allenamenti non è riuscito a venire a capo del piccolo Chievo, oltretutto in rodaggio. «Ma non abbiamo sbagliato prestazione, qualcosa non ha funzionato solamente negli ultimi 20’ e poteva essere migliore la reazione per il gol subito». Tutta qui, l’autocritica. I tifosi del San Paolo hanno invece espresso sulla loro squadra un giudizio molto più severo, bocciando tutti con una pioggia di fischi.

     

    De Laurentiis, in partenza per Los Angeles, li ha sentiti solo alla tv. Tocca a Rafa affrontare da solo la tempesta e correre ai ripari, già nella sfida di giovedì sera in Europa League contro lo Sparta Praga. Da domani, però: oggi per gli azzurri è vacanza.

     

    La Repubblica