Raimondo Marino a NSN: “Napoli sensazionale, quella scommessa con Maradona…”

L’ex difensore azzurro ci racconta in esclusiva alcuni aneddoti legati alla sua avventura partenopea.

Di: Luca Festa

Un lavoratore umile, un calciatore apprezzato e ricordato con piacere dalla tifoseria partenopea, oltre che per le proprie qualità tecniche, soprattutto per l’attaccamento alla nostra terra e la grinta che metteva il ogni contrasto, contro qualsiasi avversario: Raimondo Marino, un gladiatore che anteponeva il bene della squadra alla gloria personale.

In massima serie, oltre che quella azzurra, ha vestito le casacche di Lazio e Lecce. Attualmente gestisce due scuole calcio a Lizzanello e Cursi, avendo come obiettivo quello di far crescere i giovani calciatori salentini con i giusti valori per affrontare lo sport e la vita.

Raimondo Marino, benvenuto, iniziamo?

L’ultimo match col Genoa ha mostrato ancora una volta al mondo un Higuain in forma strepitosa. Un aggettivo per il bomber argentino? “Grandioso. Quello che mi stupisce dell’ex Real è l’umiltà: fa sembrare semplici giocate dall’alto tasso di difficoltà. E’ un esempio per i giovani, delizia per gli amanti di questo sport”.

Il Napoli può ancora ambire allo scudetto nonostante il fatto che la sua diretta antagonista, molto spesso, sembra essere fortunata in relazione alle direzioni arbitrali? “Il parco giocatori partenopeo è inferiore quantitativamente rispetto a quello della Juventus, ma i problemi di natura fisica che colpiscono i giocatori bianconeri possono incidere sull’andamento del campionato. Errare è umano, come lo sono i direttori di gara. Ma anche ai miei tempi, io e i miei compagni, avevamo l’impressione che le giacchette nere subivano una sorta di sudditanza psicologica nei confronti dei team strisciati. Credo nella buona fede, ma la moviola in campo sembra essere fondamentale per il corretto andamento del massimo torneo nostrano”.

Come giudica il lavoro di Sarri? “Da 10 e lode. Non è facile allenare in una città passionale come Napoli. Ha dovuto subire numerose critiche gratuite da parte degli addetti ai lavori, ma con umiltà e personalità è riuscito a conquistare il cuore dei propri calciatori prima, e del mondo azzurro poi”.

Il suo ricordo più bello all’ombra del Vesuvio? “Il debutto in Serie A. Era il 14 ottobre 1979, ricordo questa data e non quella del mio matrimonio. Ebbi l’onore di affrontare l’Inter a San Siro, marcando un campione come Altobelli. Devo tutto a mister Vinicio: un uomo di grande spessore, fu lui a puntare su di me”.

Come definirebbe il suo rapporto con Maradona? “Ottimo. Diego era e sarà sempre un grande, dentro e fuori dal campo. Ero l’unico che gli faceva gavettoni, ma lui li accettava con grande ironia e simpatia. Nel marzo del 1986 vi fu l’incontro per il titolo mondiale tra in napoletano Oliva, mio testimone di nozze, e l’argentino Sacco, due dei pugili più forti dell’epoca. Diego accettò la mia sfida: ci giocammo lo stipendio. Io puntai su Patrizio, lui sul suo connazionale. Le buste con i soldi furono consegnate a Bruscolotti. L’italiano vinse, ma riconsegnai la busta a Maradona, nonostante ‘Pal ‘e fierro’ mi dicesse di tenere il bottino della sfida”.

Il suo saluto ai supporters partenopei? “Dovete essere sempre vicini alla squadra, nella buona e nella cattiva sorte. Un abbraccio ai bisognosi, agli orfani ed ai carcerati: che Dio sia con voi!”.

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