Quanto costa non avere uno Stadio di proprietà?

Quanto costa non avere uno Stadio di proprietà?

Ecco cosa si potrebbe incassare con uno Stadio non comunale

Di: Jhonny Green

Il nostro campionato, da diversi anni ormai, non attraversa momenti di particolare splendore. In Champions League il “piccolo” Atletico Madrid si è permesso di eliminare i “giganti” blaugrana. In Premier, il Leicester sta per trionfare su sceicchi, petrolieri russi e magnati vari. Il Liverpool da 1-3 va a vincere 4-3 contro il Borussia Dortmund assicurandosi la semifinale d’Europa League e scrivendo una nuova pagina della storia del calcio. Tutto molto bello, ma noi non siamo stati invitati alla festa.

Per riportare la Serie A alla gloria di un tempo servirebbero moltissime riforme e interventi capaci di rilanciare il nostro calcio verso il terzo millennio. Per ripartire però, bisogna prima risolvere tutte le carenze accumulate in quest’epoca oscura. Un buon inizio si potrebbe avere con l’ammodernamento delle infrastrutture. In Serie A l’85% degli stadi sono di proprietà delle amministrazioni comunali e hanno un’età media di oltre 60 anni. Un raffronto con le altre Leghe europee, elaborato dal centro studi della FIGC, ha infatti calcolato che l’arretratezza dell’impiantistica costa allo Sport Italiano un miliardo all’anno di mancati guadagni. Rispetto agli altri campionati la sola Serie A che non è riuscita ad ammodernare i propri stadi, patisce un gap di circa 750 milioni. A farne le spese sono anche i tifosi, sempre meno invogliati a seguire la propria squadra dal vivo e quindi sempre meno presenti sulle gratinate degli stadi. La media spettatori per partita è passata dai 34mila del 1989-90 ai 22mila del 2011-12. Inghilterra e Germania in questi anni ci dimostrano che il rinnovamento indurrebbe un aumento degli spettatori di circa il 40%, con 6 milioni di tifosi in più allo stadio rispetto ai 15 milioni che nella stagione 2011-12 hanno seguito dal vivo i match di Serie A, B e Lega Pro. Con stadi di ultima generazione si innalzerebbe il livello dei servizi, la qualità della struttura e dei sistemi di sicurezza, ciò potrebbe portare, almeno in Serie A, all’aumento del 20% sul prezzo medio dei biglietti. Questo piccolo incremento moltiplicato per quello dell’affluenza genererebbe ricavi per il solo calcio professionistico di circa 180 milioni. Con uno stadio di proprietà i guadagni non arrivano solo dai biglietti. L’ammodernamento di impianti e servizi (ristorazioni, parcheggi, store) farebbe lievitare la spesa pro capite di 12-15 euro, con una crescita del fatturato tra gli 80 e i 124 milioni. Per non parlare della corporate hospitality e degli sky box: oggi i club italiani ottengono circa 25 milioni rispetto a un “mercato” che se valorizzato, potrebbe produrre un giro d’affari di oltre 350 milioni. A queste entrate (già astronomiche per il nostro campionato) potremmo aggiunge l’uso intensivo degli impianti multifunzionali nei giorni in cui non si gioca e l’aumento dell’appeal del settore marketing/commerciale, le risorse extra potrebbero superare i 750 milioni e se consideriamo gli altri tornei di calcio e le altre discipline il surplus potrebbe sfiorare il miliardo.

Pur con esperienze diverse, in Serie A solo Juventus, Sassuolo e Udinese hanno uno stadio di proprietà e i benefici li abbiamo visti sullo scorso bilancio dei torinesi: sono più di 45 milioni gli introiti arrivati nelle casse bianconere grazie allo Juventus Stadium. Non siate fondamentalisti, gli stadi di proprietà dei club sono solo uno degli ingredienti della ricetta per salvare il nostro calcio. Le altre leghe europee ci hanno mostrato la via, adesso spetta ai nostri organi dirigenziali abbandonare l’immobilismo ed iniziare a rincorrere un futuro già lontano.

 

Fonte: Goal Economy di Marco Bellinazzo