Quando dal San Paolo nasce un capolavoro

    3000 tifosi

    Dal “Porompompero” a “Un giorno all’improvviso”

    Quando dal diaframma del San Paolo nasce un capolavoro

    Di: Bruno Marra per Cuore azzurro

    Quando dal San Paolo nasce un capolavoro. Ogni stagione magica a Napoli ha una sua colonna sonora. Di solito si propaga nell’aria prima che si raggiunga l’apice del finale travolgente, l’epilogo speciale dei nostri desideri, l’happy end Holliwoodiano, o la struggente scena d’amore del sogno italiano.

    E’ la canzone che nasce spontaneamente dal diaframma del San Paolo e che accompagna le gesta dei Guerrieri Azzurri. Un po’ come il “Tema di Lara” per il Dottor Zivago, Max Steiner per Victor Fleming in “Via col Vento” o Ennio Morricone per i capolavori di Sergio Leone.

    La “play list” è lunga e riporta inevitabilmente agli anni d’oro maradoniani. Il primo evergreen è certamente “oh mamma, mamma, mamma sai perché mi batte il corazon” una canzone sudamericana portata al successo in Italia nell’anteguerra da Nilla Pizzi che a Napoli riprese corpo negli Anni 80 con il remake “ho visto Maradona, oh mammà innamorato son”. E statene certi che nel mondo è più conosciuta la versione maradoniana che quella originale. La memoria di Nilla Pizzi si consolerà con “grazie dei fior”.

    Agli albori dell’avvento di Diego nacque per prima una canzone dedicata a lui dal Maestro Emilio Campassi e che nel ritornello recitava semplicemente: “Maradona è meglio ‘e Pelè”, una trovata geniale che prese piede in tutta Italia e divenne il diapason di riconoscimento anche dei napoletani sparsi sul territorio. A Fuorigrotta fu l’intro di accompagnamento del primo anno di Grazia. Commovente e lungimirante il contenuto nel testo: “Maradona mo’ che staje ccà, levancillo ‘o scuorno a faccia a ‘sta città” e dopo il riscatto sociale il presagio finale: “Maradona pienzece tu, si mo’ nun succede, nun succede cchiù”. E invece successe. Successe il finimondo, arrivò il primo scudetto e tutti, tutti quanti, anche i più scettici, capirono esattamente il perché. Perchè Maradona era meglio di Pelè.

    Ma è esattamente di quell’epoca il tormentone forse più famoso mai recitato al San Paolo. Non una semplice colonna sonora, ma una nenia, una ninna nanna avvolgente ed allo stesso tempo un canto di guerra. Il famosissimo “porompompero”, una canzone senza alcun significato linguistico se non quello armonioso e melodico dell’onomatopeico.
    Quel canto esasperato e ridondante di un intero popolo uscì dalle corde vocali della nostra Terra in un Napoli-Lecce di un fine febbraio di 27 anni fa. La partita finì 4-0, ma il vero spettacolo arrivò dal San Paolo che cantò per quasi un’ora inininterrottamente

    “porompomperoperòporoporompomperoperò.

    poroporompomperoperòporoporompopò”.

    Un urlo che attraverso l’intera città al punto che il giorno dopo Il Mattino di Napoli titolò in prima pagina: “Porompomperoperò” certificando l’inno ufficiale di quegli anni scolpiti nel marmo in cui vincemmo 2 scudetti, una Coppa Uefa, una Coppa Italia, una Supercoppa. Un periodo d’oro in cui le magie di Diego scorrevano con in sottofondo il porompompero. Ed eccoci ai tempi nostri, quando un giorno all’improvviso il San Paolo si è inventato un altro coro da brividi. Un giorno all’improvviso, appunto, come l’incipit della melodia che oggi si canta nelle case, nelle chiese, nelle piazze e nei vicoli di una Napoli che torna a credere ai miracoli.

    La base originale è quella quasi sconosciuta di “l’Estate sta finendo” un brano dei Righeira, un duo folcloristico, kitsch e strampalato che faceva numeri da avanspettacolo al Festival di Sanremo. Loro non lo sanno forse, ma Napoli ha trasformato quel ritornello di tanti anni fa in una Hit Cult destinata a fare la storia. L’Estate sta finendo, l’Inverno sta arrivando, il Napoli sta vincendo ed un sogno sta crescendo.

     E poi chissà, un giorno all’improvviso potrebbe tornare il porompompero. Perché dal diaframma del San Paolo si è già levato al cielo il nostro ultimo capolavoro.