Presidè, nuje a sta ‘paziell’ ce tenimm…

    Quello che lei chiama piagnisteo, non è altro che amore incondizionato per sta ‘paziella’…

     

    Come troppo spesso capita, non appena prende il microfono in mano e cerca di dire il suo pensiero, è un fiume in piena. Forse anche troppo e talvolta fuori luogo. I tifosi non si toccano. I tifosi appartengono al Napoli, e il Napoli ai tifosi. Come un legame di sangue che quasi ha vita in stato embrionale. La passione, l’amore per il Napoli, è un’eredità che si tramanda di padre in figlio. Per questi colori abbiamo gioito e sostenuto, indipendentemente dalla categoria. Lei presidente, questo lo sa. In C lei, insieme a noi, c’era. Sciorinò complimenti quando contro il Cittadella ne eravamo in 50 mila. Mica ve l’at scurdat…?

    Per questi colori abbiamo pianto quando nel 2004 si decise per il fallimento. Io all’epoca ero in Calabria e mentre mi godevo il sole estivo sulle spiagge calabresi, sponda tirrenica, appresi da un quotidiano del fallimento. E tutto ad un tratto ci fu ò maletiemp. Presidè, quel giorno io e tanti piagnoni, versammo lacrime per quella decisione, di cui lei non ne è colpevole, anzi, ci ha dato modo di rinascere e tornare a dov’eravamo. Vi abbiamo ringraziato, ma i ringraziamenti tengono la loro scadenza. Anche perchè noi abbiamo ricambiato nel corso di questo decennio, in maniera abbondante. Presidè, nuje nun simme piagnoni… Non vogliamo essere presi in giro. Perchè se a Dimaro ai quattro venti (e lì in Trentino ne tira di vento), a petto in fuori e pancia dentro, dice a tutti di puntare allo scudetto, quasi come se foste “nu condottiero”, e poi facciamo magre figure in casa con le squadre che lei sa, e ci troviamo dalla capolista dodici punti di ritardo, è evidente che, o qualcosa non è andata come doveva, o a Dimaro era solo una presa in giro.

    Io non faccio il presidente, e nemmeno il direttore sportivo, eppure già ad Agosto, quando dall’Ata Hotel di Milano se ne tornarono i nostri uomini di mercato, già avevo evidenziato che qualcosa non era andata per il verso giusto, e che il tutto poteva condizionare il prosieguo della stagione. Per adesso, purtroppo, je aggio ragione… Presidè, e sottolineo PURTROPPO, proprio come fece Salvatore (Benedetto Casillo) il vice sostituto portiere in “Così parlò Bellavista”. Purtroppo, perchè avrei voluto avere il torto dalla mia parte. Ma su una cosa lei ha ragione. Parliamo alla fine. E quel giorno pure arriverà.

    Presidè nuje nun simm piagnoni Quelle metaforiche lacrime di cui lei parla, non sono altro che l’incazzatura che proviamo verso questa ‘paziella’. Una ‘paziella’ che amiamo, e lo abbiamo sempre fatto, senza badare alle categorie e ai momenti, che siano stati buoni o cattivi. Noi siamo romantici, nostalgici di un calcio che non c’è più. Quello dove l’unica cosa importante per i nostri colori, era vedere fare un gol in più degli avversari. Vuje parlate e bilanci, e conti in verde o in rosso, parlate e work in progress. Nuje vulimm vencere. Dopo, putite parlà e chell ca vulit vuje, ca nuje facimm pure fint e capì…