Premiazione: quello che gli altri non dicono

Benitez-De Laurentiis: due mondi diversi, due modi opposti di vivere da protagonisti

 

Il giorno e la notte, il diavolo e l’acqua santa, il mare e la montagna: più semplicemente mister Benitez e patron De Laurentiis. 

Il primo è un allenatore che nella propria carriera ha sempre cavalcato l’onda del successo, accumulando anno dopo anno un mare, un oceano di trofei. Serietà e filosofia anglosassone del lavoro, Rafa punta a conquistare ogni sorta di competizione. Che sia Valencia, Liverpool, Inter, Chelsea o Napoli non importa: quando c’è lui vincere è più semplice.

Il secondo, invece, è un produttore cinematografico che ha scelto il Napoli per una questione finanziaria e d’immagine. Decisioni societarie discutibili, dichiarazioni infelici e poco tempestive, una voglia matta di protagonismo. Mai era capitato che un presidente, dopo la conquista di una Supercoppa, anziché lasciare il palco ai propri calciatori, pretendesse di alzare il simbolo della vittoria al cielo insieme al capitano. 

Una premiazione che doveva esaltare il senso del goal di Higuain, la grinta di Gargano, la rinascita di Hamsik, la gioia sui volti dei giovanissimi Romano, Luperto e Bifulco, nonché la serata di grazia del brasiliano Rafael.

Invece no: c’è Aurelio! La scena è tutta sua…ma la gloria è di mister Benitez e i suoi ragazzi!

Rafa e Aurelio come Apollo e Dionisio: lo spagnolo è l’emblema dell’equilibrio e della misura, il romano, di contro, è “dio” della sfrenatezza. 

Probabilmente a fine stagione le strade dei due si divideranno, ma l’educazione e il tatto dell’iberico rimarranno per sempre nei cuori dei napoletani.