A Posto Così – Il Napoli e la tripla retromarcia

     

    A POSTO COSì – L’eliminazione del Napoli dai playoff di Champions League arriva al termine di un’estate caratterizzata da un progressivo ridimensionamento per il club partenopeo.


     

    Doveva essere l’estate dell’affondo finale, e invece il Napoli ha trascorso gli ultimi mesi in una retromarcia tanto evidente quanto inspiegabile, culminata nel tracollo della Catedral basca ma già ingranata con forza da diverso tempo.
     

    Una retromarcia iniziata con un mercato interlocutorio, la cui parabola è ben rappresentata dalla scelta del centrocampista da piazzare davanti alla difesa. Si è partiti a fine maggio con il tormentone Mascherano – un’ipotesi che sembrava persino credibile, prima che la depressione contagiasse tutta la serie A – e si è finiti ad annotare la presenza da titolare, in entrambi i playoff di Champions League, del buon Walter Gargano, che pur avendo fatto il suo proveniva da due stagioni in prestito, perchè ritenuto non più funzionale al progetto di squadra. Siccome Gargano non è uscito migliorato dal biennio tra Inter e Parma, la sensazione di ridimensionamento era oggettiva ancora prima di scendere in campo contro l’Athletic.
     

    Proprio nell’estate in cui la Juventus, con l’addio di Conte e un senso di “normalizzazione” incombente, sembrava dare la possibilità alle più dirette concorrenti di ridurre il gap, il Napoli si è impantanato in un mercato di attesa,tra arrivi non migliorativi e l’alibi di non poter garantire fino a fine agosto la certezza di far parte della Champions League 2014/15.
     

    Da una parte chi poteva arrivare e non è arrivato, dall’altra chi è sceso in campo e non si è rivelato all’altezza, “not good enough” come direbbero gli inglesi. Di alibi in alibi, lo è anche quello della “tana” dell’Athletic Bilbao: anche il palcoscenico più straniante non giustifica errori difensivi come quelli che hanno sgretolato il Napoli in meno di un quarto d’ora.
     

    L’impressione è che il problema del Napoli parta da più in alto dei giocatori, da un Benitez che alla vigilia dei playoff dice “infondo, uscire non sarebbe una tragedia” (davvero?) a un De Laurentiis che in poche settimane ha ammaccato, forse fino a romperlo, un giocattolo che poteva ancora far divertire ancora molto.
     

    Ecco, più ancora dei volti abbattuti dei giocatori al San Mames, l’immagine che più rappresenta l’estate del Napoli riguarda proprio De Laurentiis. Il presidente che parlava di Superlega, di modello americano, che voleva cambiare il calcio con le sue idee, e che alla fine si è adeguato al sistema, tra un voto a Tavecchio e una pacca sulla spalla a Lotito. Che delusione, però.

     

     Goal.com