PINO, NESSUNO E CENTOMILA

LEGGETE ED EMOZIONATEVI

 DI FABRIZIO PICCOLO.

 

 

Ecco. Ora che le luci fatue si stanno spegnendo piano piano. Ora che il silenzio prende il posto della musica. Ora che celebrazioni, ricordi, candele, lacrime, selfie sguaiati e commozioni vere vanno sfumando. Ora sì, posso raccontare il mio Pino Daniele. In questi giorni ho vissuto ipnotizzato, come in un tragico reality dove non capisci se sei a una festa o a un funerale. Una colonna sonora infinita con le canzoni che più hai amato, un’overdose di Pino come l’hai sempre desiderata mentre intontito leggi, ascolti e non “ti fai capace”. Quando ho acceso il telefonino alle 8.30 del 5 gennaio ho trovato il messaggio di Osvaldo. Solo due parole. Morto Pino. Chi fosse quel Pino l’ho capito immediatamente.


E il flashback è partito quasi subito. E sono tornato poco più che bambino. Erano stati i miei cugini a farmelo conoscere meglio, quando io avevo sentito solo Je so’ pazzo e poco più. M’ha fatto crescere Nero a metà, m’ha portato dalle medie al liceo. Quando comprai il mio primo stereo, il primo Lp fu Terra mia. E lucean le stelle quando sentivo “Ncoppa all’evera c’addore, se ne scennene ‘e culure”.
Ma Pino era ovunque.

Sul diario scolastico, a dividersi le pagine con Krol prima e Diego poi, e nella vita di tutti i giorni. A Piazza Plebiscito, dove mi sentii come un pesce rosso nell’oceano – tutto troppo più grande di me: la piazza, la gente, la musica, il ritmo, il sangue giovane e già malato, malato di Pino – come nei negozi di dischi ad aspettare l’uscita di Vai mò. Un’attesa, un’emozione che non conosco più oggi. Mai più sarà come allora. Io crescevo e Pino diventava ancor più grande, ancor più bravo.

E ritieniti fortunato perché stai per vivere i momenti più belli della vita tua e manco lo sai. Nell’82 l’Italia vince il Mondiale e tu ti bei con Bella mbriana. Mammamia Bella ‘mbriana. Ma comme se fa?? Una cosa così non l’ho sentita mai. Andate a risentirlo tutto, senza saltare niente. Mammamia Bella ‘mbriana. E allora scopri chi sono i Weather Report, Alphonso Johnson e Wayne Shorter.
Allora vatti a cercare tutte le collaborazioni esterne, vai a delirare con Gay Cavalier con Richie Hevans e sorbisciti pure tutti quegli altri pezzi dell’album che non t’importa nulla, comprati Gato Barbieri sol perché Pino ci suona la chitarra e canticchia qualche strofa in “Tierra me siente”.

Poi compi 18 anni, è il 20 settembre dell’84 e ci sei anche tu alla Mostra d’Oltremare per sentire il suo concerto. Il più bel regalo e un patto d’amore per la vita. Pino è per sempre. E con le tue orecchie senti cos’è diventato “Chillo è nu buono guaglione” con i fiati cubani di nomi mai sentiti prima ma che non avresti dimenticato più: Adalberto Lara, Juan Pablo Torres e Larry Nocella.

E che risentiresti in “Sciò”, il doppio live comprato grazie alle mille lire che ti mancavano che ti prestò Antonello Puzo al bar della scuola.
Rieccola l’eccitazione di entrare nel negozio e di toccare quel vinile-feticcio.

E risentirlo dieci-cento-mille volte. Questa è musica dal vivo. Questa. Quella che avevi sentito live all’apogeo nel concerto del Palasport assieme agli amici di sempre, con una band di fenomeni e il cuore che ti schizzava fuori dal petto. E quelle canzoni che conosci a memoria e che lui ricrea daccapo, tutte sempre nuove, tutte diverse. E tutte sempre più belle dell’originale come nessuno mai. E tutto va di fretta ma niente finisce. Sei sempre tu quello che nel 1985 corre a comprarsi Ferry Boat.

A Napoli c’è pure Maradona. E Troisi è il re. E ‘sti tre tenori ce l’abbiamo solo noi. E cosa non è Ferry Boat? Lo sapete meglio di me. Ve la ricordate Sarà? Non “Sara”, quella di “Che Dio ti benedica”. Proprio “Sarà”. La risentiamo un’altra volta? E dieci. E mille, deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, deinde usque altera mille, deinde centum come scriveva Catullo parlando di baci. E perché i nostri che sono?
Amico mio statte luntano, perché qui la nostagia ci ha già preso al collo.

E ci stringe forte mentre vediamo quel barattolino con le ceneri del nostro Dio pagano e una foto in bianco e nero sullo sfondo. Veramente non c’è più? Nunn’è ‘o vero. Ma Basta. Mi fermo perché non si può finire veramente. C’erano tutte le altre.

Sì. Gesù, Gesù c’era Schizzichea lo so, c’era Anna verrà e l’ammore scombinato, c’era Gente distratta e poi Sicily e Questa primavera, ultime fiamme della mia spensieratezza andata. Nessuno prima e nessuno più dopo. Ricordiamolo riascoltandolo nelle rarità e nei capolavori. Io mò mi sento Donna Concetta live, con quella voce che entra dal basso, dalle cellule più profonde del sottosoul. Sì. SottoSOUL.

Dedico questo pensiero a Gaetano Brunetti, Francesco Napoletano, Salvatore Magnacca, Osvaldo Costantini, Dario Sarnataro, Piero Ritratti, Claudio Piccolo, Luca Tortiglione, a Napoli.

GRAZIE A FABRIZIO PICCOLO PER QUESTA LAPIDE CHE CI HA REGALATO!