Pino Aprile: “La storia si fa al San Paolo, se a scuola non la insegnano”

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LA STORIA ALLO STADIO SE A SCUOLA NON SI PUÒ

L’autore di ” Terroni” la vera storia del regno delle due sicilie, Pino Aprile, ha scritto, su facebook, il proprio pensiero, sullo striscione apparso ieri allo stadio San Paolo.
di Pino Aprile
“Lager Fenestrelle. Napoli Capitale continua a odiare”: quello striscione non se lo aspettava nessuno allo stadio di Napoli. Quando è comparso, alla curva Sud, tutti a chiedere: «Ma chi so’?». Un gruppo di Secondigliano, mi hanno detto: non ero allo stadio; non ci sono mai andato; non seguo il calcio, salvo guardare le classifiche, ogni tanto.

Quel verbo, “odiare”, non mi piace: l’odio avvelena chi lo nutre; chi viene odiato campa per i fatti suoi, potrebbe persino non saperlo mai che qualcuno lo odia. A volerlo prendere bene: quel brutto termine, “odiare”, sembra una dichiarazione di contenuto e un rimbalzo. Mi spiego:

1 – la dichiarazione di contenuto è resa palese da “Lager Fenestrelle”. Il verbo giusto sarebbe stato un altro: “Lager Fenestrelle. Napoli capitale continua a ricordare”. L’opera di recupero di memoria e di ricostruzione della storia negata, da parte dei meridionali, è partita da molto lontano, ma è dilagata negli ultimi anni. Molti attribuiscono la cosa al mio libro “Terroni”. Se fossi un po’ più scemo o disonesto, mi limiterei a tacere, per assentire.

Ma, pur con i miei limiti, riesco a capire che “Terroni” è stato, al più, il cerino per una montagna di paglia che ormai aspettava solo una scintilla. Lo stesso risultato avrebbe potuto provocarlo una canzone, un film, qualcosa che richiamasse e riassumesse quello che è stato fatto a danno dei meridionali e taciuto.

Fenestrelle-LapideSu Fenestrelle, il recupero di verità è venuto da lontano, con “I lager dei Savoia” di Fulvio Izzo, e con Antonio Pagano, Domenico Iannantuoni, Fiore Marro, Gigi Di Fiore, Lorenzo Del Boca, Gennaro De Crescenzo e mi scusino tutti gli altri. Due libri, uno, con prefazione di Alessandro Barbero e scritto Bossuto e Costanzo, assessore al turismo il primo e accompagnatore l’altro al forte di Fenestrelle; il secondo dello stesso Barbero, hanno cercato di smentire gli orrori di Fenestrelle.

La cosa curiosa è che proprio Bossuto e Costanzo documentano come il forte fosse “la Siberia d’Occidente”, tale luogo di tormento e morte che ne morivano persino i carcerieri. Appena vi deportano i soldati borbonici, diventa l’Eden, non muore più nessuno, si mangiava “à la carte” e portavano il caffè a letto ai graditi ospiti, donde l’idea di creare i club Mediterranée. “Con i documenti”, “dimostrarono” che i morti furono solo quattro (qualche mese dopo si corressero: una quarantina. Con un po’ di pazienza, si può fare di meglio).

Barbero accusò “neoborbonici” e un lotto nutrito di autori, fra cui io, di aver costruito dei falsi (salvo usarne i documenti, come quelli pubblicati da Gigi Di Fiore). Sul “Corriere della sera”, a firma Corrado Stajano, ben due pagine di suoi vituperi contro “le strumentalizzazioni e le falsificazioni degli assatanati neoborbonici di oggi. E non soltanto le loro”. Minchia: “assatanati”! E che Maronn! Naturalmente, la replica, con qualche documento in più di quella sessantina consultati a caso, da Barbero, fra i tremila a disposizione solo a Torino, non fu mai pubblicata.

E su “La Stampa” di Torino, Barbero, dalla prima pagina a dilagare nell’interno, rispondeva, disse, a insulti e minacce dei neoborbonici (cliché replicato, pari pari, con il libro su Lombroso non razzista e non nemico dei meridionali, anzi!), senza che si desse possibilità di spiegazione (neoborboni chi? Lo dice lui?) men che mai di replica. Fra gli accusati di falsità c’era Lorenzo Del Boca, per una vita vice-direttore de La Stampa, ma si guardarono bene da offrirgli diritto di replica.
Poi, ci fu il pubblico confronto fra Barbero e De Crescenzo; e chiunque può ascoltare su youtube o leggere in “Sud. Dalla Borbonia Felix al carcere di Fenestrelle”, di De Crescenzo, che fine fece il negazionismo su Fenestrelle.

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Non hanno capito, lorsignori, che il monopolio dell’informazione non c’è più. Ernesto Galli della Loggia può sciorinare per la millesima volta, sul “Corriere della sera”, le sue miseriucce da bar sport della Lega, sull’arretratezza culturale del Sud preunitario: un suo collega (solo nel senso universitario), invece di parlare a vanvera, va a controllare e scopre che il 60 per cento di tutti gli studenti universitari d’Italia, nel 1861, era nel solo ateneo napoletano e che il Sud aveva il doppio degli universitari del resto d’Italia messo insieme. Solo dopo l’arrivo dei piemontesi la situazione si capovolge.

Così, quello che non si può dire nei templi dell’informazione vigilata e taciuta, si dice online, si dice allo stadio. E allo stadio, puoi usare tre-quattro parole e, a volte, manco quelle; non puoi portare le tue bandiere e fischi mentre va l’inno nazionale magari. Ai censori con la boccuccia a culo di gallina che vorrebbero far lezioncine e pulci, beh!, almeno il pudore di tacere, se non arrivate a comprendere e chiedere scusa;

2 – “odiare” è un rimbalzo, nel senso che Napoli è odiata da chi non riesce a distruggerla. Sono 150 anni e passa che gliene fanno di tutti i colori; l’attuale capo del governo, Matteo Fanfarone Renzi, l’ha persino espropriata di del suo territorio, affidando l’area di Bagnoli a un commissario (uno dei stanti, per sottrarre compiti alle istituzioni delegate e gestirne i fondi tramite suoi personali delegati), con la finzione di un piano di bonifica di 50 milioni di euro; come dire: «Per ora limitiamoci a recintare la zona e a pagare un po’ di stipendi, poi vediamo chi accusare per la mancata bonifica».
Uccidono un tifoso napoletano a Roma, bravissimo ragazzo “anche se di Scampia” e sotto accusa non è l’assassino, ma l’intera città della vittima. Si deruba Napoli di ogni risorsa (a cominciare dall’oro delle banche portato via dai piemontesi, dalle fabbriche saccheggiate e i macchinari trasferiti al Nord, le maestranze prese a fucilate), poi la si accusa perché “si arrangia” ed è “indecorosa”, approfittando dell’incauto affidamento di una trasmissione di grande ascolto a Salvini, per interposto conduttore sabaudo.

forte-fenestrelleLa Napoli che fa registrare il maggior afflusso di visitatori in Italia, anche senza i 15 miliardi regalati con la scusa dell’Expo-che-è-stata-un-successo (di numeri taciuti e falsificati), non è che quel che resta della strepitosa capitale che fu saccheggiata da garibaldini e piemontesi, che era una delle tre maggiori e più celebrate metropoli europee, con Londra e Parigi. Cosa doveva essere se le sue macerie postunitarie sono ancora così belle? (Ripeto: è un bene che le frontiere cadano e i Paesi si uniscano, in Italia, in Europa, nel mondo, perché le frontiere si erigono fra nemici e i nemici si fanno le guerre. Ma abbattere le frontiere non significa abbatterle addosso a qualcuno e calpestarlo).

Quindi: lo striscione sarebbe stato perfetto se al posto di “odiare” ci fosse stato “ricordare”. Ma quell’“odiare” va analizzato e preso sul serio, perché è una restituzione, da parte di chi non ne può più. O lo capite o lo capirete. Ma allora potrebbe essere tardi. Per tutti.