La pessima intervista di FILIPPO MARIA RICCI per la gazzetta

 

 

 

 

Ecco una parte della pessima intervista di FILIPPO MARIA RICCI per la gazzetta,

i soliti luoghi comuni che francamente hanno stancato

 

Andoni Iraola è basco e ha 32 anni, la metà passati con l’Athletic. Club autarchico a confini allargati dai Paesi Ba­schi a pezzi di terra limitrofa, con regole precise in termini di chi può vestire la maglia, fe­dele alla linea in maniera che potrebbe sembrare anacroni­stica in tempi di oligarchi rus­si, sceicchi arabi, ricconi ame­ricani o asiatici che comprano squadre europee e vi pompa­no denaro come se facessero benzina. L’Athletic lo scorso anno è arrivato quarto in Liga, conquistando dopo 16 anni un pezzo di Champions. Le prime tre, Atletico, Barça e Real, hanno già speso tutte oltre 100 milioni nel mercato, l’Ath­letic ha perso il vitale Ander Herrera e comprato Borja Vi­guera dall’Alaves, pagandolo un milione di euro.

 

Un miracolo, il vostro.

«Per noi è motivo di orgo­glio poter competere contro squadre che possono compra­re ciò che vogliono al prezzo che vogliono. Per questo quando si ottengono risultati può essere che qui si sia più fe­lici che in altrove, che questa differenza economica e d’identità ci dia quel plus di competitività ed allegria. Ne parliamo e spesso il discorso cade sulla cantera: siamo sicu­ri che dal nostro vivaio conti­nueranno ad arrivare buoni giocatori perché è sempre sta­to così. La chiave è avere fidu­cia nel nostro sistema. Non ab­biamo complessi d’inferiorità nei confronti di chi può pren­dere giocatori pagando decine di milioni, anzi. Se pensiamo in collettivo e viaggiamo uniti ce la giochiamo con tutti».

Anche col Napoli.

A tutti qui, tifosi, società, giocatori, l’idea della Champions genera grandi pensieri e aspettative, abbiamo lottato tanti anni per arrivarci…»

 

Il  calcio italiano è in crisi.

«Da qui si notano soprattut­to gli stadi vuoti. E’ li che la Se­rie A deve recuperare qualco­sa: che tornino i tifosi e che si crei l’ambiente che oggi si vive in Inghilterra o in Germania»

Le  faccio  alcuni  nomi.  Ciro Esposito, sa chi è?

NO!

E Genny la Carogna?

«Nemmeno».

Il  primo  è  il  ragazzo  ucci­so…

«Ah, si, i fatti relativi alla fi­nale di Coppa Italia contro la Fiorentina. Il ragazzo morto e il tifoso che negoziava con Hamsik. I nomi non mi diceva­no nulla ma poi ho collegato perché ricordo le immagini».

Preoccupato?

«No. Napoli ha i suoi pro­blemi come altre città ma noi andiamo li a giocare a calcio. Non vedo perché debba succe­dere qualcosa. E poi a Napoli sono stato quest’estate e mi è piaciuta parecchio».

Turismo?

«Sì, con mia moglie abbia­mo passato tre settimane in Italia. Atterrati a Milano ab­biamo affittato la macchina e girato tanto. Prima verso il Ve­neto e Venezia, poi giù verso Bologna, di nuovo su a Torino e ancora a sud: Genova, Firen­ze, la Toscana, Roma, Napoli, la Costiera Amalfitana. A Na­poli abbiamo passato due not­ti, prima del sorteggio. Sape­vamo che poteva toccarci il Napoli e ne parlavamo… Sta­vamo in un albergo vicino al porto e abbiamo fatto i turisti. E’ una città diversa che ha una pessima fama soprattutto per il tema della sporcizia, ma ha il suo tocco magico».

 

Ecco una  parte dell’intervista, della gazzetta, i soliti luoghi comuni, la Napoli sporca e violenta, Genny la carogna e cosi via..

Il nostro sito denuncia per l’ennesima volta questo sciacallaggio nei confronti di una citta’ e di una squadra , chiediamo che la societa’ e il sindaco di Napoli una buona volta facciano al voce grossa nei confronti di  questo vero e proprio massacro mediatico.