Pedulla’: Siamo (quasi) tutti figli di Lotito: ecco perché. Ma il Napoli è figlio di nessuno.

 

Napoli

Siamo il Paese dei Lotito.

Dove la cosa più importante, anche mediaticamente, è denunciare per quale motivo fosse lì il presidente della Lazio prestato a… Tavecchio per la campagna elettorale. Lì a bordo campo, in tuta a Bari prima di Italia-Olanda, prezzemolino.

Invece siamo tutti Lotito: predichiamo bene e razzoliamo male, da sempre. E nessuno interviene. Il discorso tocca tutti gli aspetti, tutti i settori, cerco di sintetizzare.
Ci sono giornalisti che adesso invocano la svolta nel calcio, la valorizzazione dei giovani, avanti con queste frasi fatte da una vita e che non hanno un significato. Si infervorano se arriva uno straniero, bisognerebbe averli soltanto italiani. E predicano un calcio migliore. Sono gli stessi, assolutamente gli stessi, che per una vita intera hanno avallato qualsiasi decisione di Macalli, che dirige la Lega Pro dal 1915-18. A ogni intervento di Macalli c’erano Nick e i suoi gemelli che dicevano: “Giusto, presidente”. Facciamo la C in verticale. “Perfetto, pres”. Mettiamo i limiti d’età? “Sacrosanto, pres”. Facciamo i turni per andare alla toilette? Non l’ha detto, Macalli, ma se l’avesse detto, Nick e i suoi gemelli avrebbero sentenziato “perfetto, pres”. Quindi, inutile meravigliarsi, i figli di Lotito imperversano da anni. Non sono tanti, ma si moltiplicano. Hanno lo stesso modo di fare, di agire e di pensare. E un seguito di cronisti compiacenti. Quando poi ti chiedono “ma come mai i quotidiani vendono di meno?”, non bisogna laurearsi a Cambridge per dare una risposta aderente alla realtà. E non diciamo che è colpa soltanto di internet perché sarebbe una spiegazione senza il cento per cento di verità.
Siamo (quasi) tutti figli di Lotito. Il sistema è questo, inutile fare troppi giri. Ho letto sulla “Gazzetta” di sabato una considerazione su Bigon che non verrebbe esaltato per come meriterebbe. In che senso? Cosa non gli abbiamo detto che avremmo dovuto? Dovremmo fargli i complimenti per l’eliminazione in Champions League? Dice il saggio: ma Bigon è un esecutore di ordini, se De Laurentiis aveva deciso di tenere chiusa la cassaforte, mica avrebbe potuto fargliela aprire con la forza. Certo, ma adesso non facciamo che Bigon debba diventare il santo tra i direttori sportivi. Tra un po’ magari, se questo è il codazzo mediatico, i tifosi del Napoli dovrebbero chiedere scusa a Bigon se il Napoli è finito fuori dalla Champions. Trattasi di mentalità, siamo (quasi) tutti figli di Lotito, ormai radicata e consolidata. Chi chiede che venga esaltato (per cosa?) Bigon è lo stesso che in dieci anni di gestione De Laurentiis non si è permesso di fare la minima obiezione sulle strategie societarie. Perché siccome tengo famiglia, meglio allinearmi con spremute di ruffianeria acuta. Hai visto mai? A parte il fatto che ci sono direttori sportivi, bisognerebbe dirlo a Bigon, che lavorano da anni senza un grande budget a disposizione. E magari tra questi ce n’è uno (si chiama Ausilio) in sella all’Inter e non al Borgorosso Football Club. Ecco, se siamo (quasi) tutti figli di Lotito, il Napoli di oggi è figlio di nessuno, come il mitico Polifemo. La casa brucia, la squadra arranca, il mercato è stato un fallimento strategico, De Laurentiis che ha quasi trascorso più giorni a CastelVolturno nell’ultima settimana che nell’ultimo anno. E poi ci dicono che bisogna rivalutare il lavoro di Bigon. Ma quale, di cosa stiamo parlando, ci siamo resi conto o no che il Napoli è una cosa troppo più importante di uno scendiletto per mezza notizia in più o in meno?