Palazzo di Belzebù: la strana leggenda di palazzo Penne

palazzo di belzebu

IL PALAZZO DI BELZEBU’

Di:Gabriella Cundari

Un palazzo napoletano, risalente al basso medioevo, viene chiamato il Palazzo di Belzebu’ per un’antica leggenda.
Intorno al 1300 Giovanni Penne,ricco funzionario di Castel Nuovo, appena arrivato dalla Francia, si innamorò di una affascinante e nobile napoletana, che, per sposarlo, chiese che Giovanni facesse costruire per lei un palazzo in una sola notte.

Per poter esaudire il desiderio della sua amata, non c’era altro modo che rivolgersi al Diavolo, che chiese un contratto sottoscritto col sangue, in cui veniva stabilito che sarebbero stati sparsi i chicchi di grano precedentemente contati nel palazzo, in modo che Belzebu’ avrebbe potuto raccoglierli come pagamento.

Il palazzo nella notte venne eretto e Belzubu’ arrivò per raccogliere il grano. Ma mancavano cinque grani, che il furbo Giovanni aveva impastato con la pece ed erano rimasti incastrati negli artigli del diavolo. Quando Belzebu’ protesto’, Giovanni Penne si fece il segno della croce e il diavolo precipito’ in una voragine apertasi nel pavimento.


Questa la leggenda.

La storia ci dice invece che l’edificio venne costruito nel 1409, come dimora di Antonio de Penna, consigliere al servizio di re Ladislao.

Sullo stemma, una iscrizione data la costruzione del palazzo nel ventesimo anno dopo l’investitura di re Ladislao, avvenuta nel 1389. Inoltre, la facciata è coronata da un cornicione sostenuto da alcuni archetti.

All’interno, un giardino con portico a cinque arcate, un tempo decorato da statue di epoca romana, nel quale si affacciavano delle scuderie. Probabilmente, il palazzo venne costruito da Antonio Baboccio di Piperno che per la stessa famiglia aveva costruito il sepolcro di Antonio de Pena nella basilica di Santa Chiara.

Dopo una nutrita serie di passaggi di proprietà il palazzo fu comprato dall’abate vulcanologo Teodoro Monticelli che, da inizio Ottocento, fino alla sua morte (1845) lo utilizzò come sua dimora, portandovi la sua biblioteca e la sua collezione di pietre preziose, e come sede di interessanti incontri culturali ai quali partecipavano molti studiosi e letterati.

Seguì un periodo di degrado e dal 3013 è in atto un’operazione di restauro che procede lentamente.


Fonte: A. Matassa, le leggende e i racconti popolari di Napoli, C.La Rosa, Napoligrafia, e Wikipedia.