L’origine della vita: Veniamo tutti dalla Solfatara?

L’origine della vita e' la Solfatara?

L’origine della vita e’ la Solfatara?

Che sia opera di un dio, che sia il Caso, che sia un processo biologico che sfugge alla nostra immaginazione, la scienza prova a dare la sua spiegazione almeno a uno dei massimi quesiti esistenziali dell’uomo: «Chi siamo?», «Dove andiamo?», «Da dove veniamo?».

Veniamo tutti dalla Solfatara? Più precisamente, veniamo tutti da un comune progenitore molto vicino a un microrganismo antico (archeobatterio), che è stato rinvenuto nella solfatara e che vive alle alte temperature anche nel cuore della Terra e nelle profondità degli abissi marini, dove c’è fuoriuscita di magma.

Cosa accade lì sotto?

Un gruppo di ricercatori napoletani prova a spiegarlo, studiando il fenomeno vulcanologico della Solfatara. Potrebbe essere lei la metonimia di uno stato primordiale custodito nella profondità degli abissi marini. La copia di una parte, per raccontare il tutto. È difficile immaginare che ci fossero forme primitive di vita nell’acido solforico di una ribollente solfatara. Eppure, più di vent’anni fa, ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Arco Felice (Napoli) scoprirono proprio nella solfatara di Piasciarelli, a Pozzuoli, microrganismi in grado di vivere in condizioni estreme alle alte temperature in ambiente fortemente acido.

La Solfatara di Pozzuoli è uno dei 40 vulcani che delineano i contorni dei campi flegrei.

Da due millenni respira attraverso migliaia di fumarole solforose, tossendo getti di fango bollente. Una forma ovale, trentatré ettari, un antico cratere vulcanico di 3700 e 3900 anni fa, ancora attivo, in stato quiescente. A guardarla borbottare in tutta la sua potenza moderata, ci si rende conto con molta più facilità cosa può essere stata l’eruzione del Vesuvio, che al tempo seppellì Pompei. Secondo il geografo greco Strabone, la “Forum Vulcani” era la casa del dio Vulcano.

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I vapori della Bocca Grande, la fumarola principale, e l’intenso odore di zolfo che impregna la zona non potevano non indicare che, proprio qui, si trovava l’ingresso agli inferi. Plinio il Vecchio la chiamò “Fontes Leucogesi”, per la presenza al suo interno di acque bianche e alluminose. Da queste parti si veniva anche per motivi curativi, visto che le acque ricche di zolfo avevano, secondo gli antichi, il potere di curare i nervi, la vista, le febbri, le malattie della pelle, l’ulcera e la sterilità.

Nel settembre 2002, un convegno raccolse a Napoli, intorno a questa scoperta, oltre 450 esperti provenienti da ogni parte del mondo per fornire nuovi contributi su questo appassionante argomento. «Lo studio approfondito di questi organismi e delle loro macromolecole», conclude Rossi, «ci può aiutare a ricostruire la storia della vita sulla Terra, comprendere i meccanismi mediante i quali si è formata e sviluppata ed eventualmente capire come possa essa apparire in altri pianeti o sistemi solari diversi dal nostro».

E oggi?

L’odore acre dello zolfo si fa sempre più persistente. È profondo, intenso. Avvolgente. Attraversa la pelle e stordisce. Sembra scioglierti i pensieri e purificarti lo spirito. Miti lontani riecheggiano tra gli scogli bollenti, sussurrati da quest’aria intrisa di fumo. In questo luogo surreale dove si credeva che si scendesse agli Inferi, si custodisce davvero il segreto della vita?

Fonte: storie insolite di Napoli