Oggi, diversi millenni fa, veniva fondata Napoli

 

 

Oggi, diversi millenni fa, veniva fondata la Nea Polis.

Di: Gaetano Brunetti.

Nea Polis, la nuova città, tra le più antiche e tuttora esistenti del globo, veniva fondata il giorno 21 dicembre sui resti di Palepoli. L’antica polis distrutta e rasa al suolo dai greci stessi rifiorì e fu chiamata Nea Polis.

Ecco uno stralcio di Dicearco da Messina, filosofo e scrittore greco, discepolo e figlioccio prediletto di Aristotele, che narra la nascita di Napoli.

“Nell’ inverno del primo anno della settantasettesima Olimpiade al cominciare del giorno nel quale il sole, sorgendo, irradia dal punto dell’orizzonte più vicino al mezzogiorno essendo stati assoggettati alla giurisdizione cumana gli abitanti di Partenope, noi cittadini e soldati di Cuma, sotto la guida del nobile e saggio Ileotimo, figlio di Timanore, esperto nella sapienza di Pitagora, abbiamo risalito all’alba il sovrastante colle fino alla sua vetta, allo scopo di prendere gli auspici per la fondazione di una nuova città in un sito più ampio ed agevole di quello che chiamano Euploia, ove è ristretto l’abitato di Partenope”.

Tra l’isolotto di Megaride e il Monte Echia-Pizzofalcone, quell’insediamento chiamato Paleapolis, città vecchia, lascia il posto a Nea polis, città nuova, tagliata dal reticolo ippodameo, incrocio di cardi e decumani.

Altre fonti riporterebbero di una Partenope senza coda, principessa greca, salpata dall’Eubea in compagnia del padre:

 “PARTHENOPAE . EUMELI. PHAERAE TESSAIIAE . REGIS . FILIAE», recita un’iscrizione lungo la parete di Sant’Eligio, incastrata sotto un arco della chiesa, a pochi passi da piazza Mercato; «Alla vergine che diede alla città le prime fondamenta e la governò. Il popolo napoletano ne sottrasse la memoria dagli Inferi”.

Arriva per mare la giovane vergine figlia di Eumelo Falevo, fuggita dalla Grecia per un tormento d’amore. Arriva sulle coste della città nuova e la lascia pura, vergine come lei, trafiggendosi fino alla morte, per compiere il destino immacolato che si portano dentro, lasciandoci la sensazione tutta napoletana di abitare su un corpo mitico vivente.

Controra è l’ora immobile in cui è possibile immaginare la morte come un lungo sonno, un infinito riposo da cui si genera la nuova discendenza dei napoletani.

 

BELLA E’ INFINITA, DOPO MILLENI, LA NOSTRA NAPOLI E’ ANCORA LI, A DISPETTO DI TUTTI COLORO CHE LA VORREBBERO SEPOLTA.

AUGURI MIA GRANDE MAMMA!

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