Odegaard, 15enne da record con la Norvegia. Erede di Messi?

     

    Rifinitore mancino, entrando con la Bulgaria è diventato il più giovane di sempre in una competizione Uefa per nazionali. Il Barcellona lo ha invitato per una visita alle strutture, i top club d’Europa lo seguono. C’è anche la Juve, ma…


     

    Alzi la mano chi si ricorda di Ronny Buchel. Ecco, appunto. Eppure il primato di più giovane esordiente in una competizione per nazionali Uefa era suo. Centrocampista classe 1982, aveva vestito la maglia del Liechtestein con 16 anni e 200 giorni. Sedici anni scarsi dopo, il primato è stato battuto da Martin Odegaard, 15 anni e 300 giorni, talentino norvegese nel mirino (da un po’) di tutte le big d’Europa. Sedici anni dopo, Buchel si è ritirato già due stagioni fa (a 30 anni), dopo una carriera non indimenticabile fra squadre del minuscolo stato europeo e serie minori svizzere. Oggi fa l’assistente con l’Under del Liechtestein. Detto che dai primati non si giudica un giocatore, torniamo a Odegaard, che si presenta come un progetto di giocatore decisamente diverso.

    SHOW DEI RECORD — Martin è entrato contro la Bulgaria, dopo la mancata convocazione contro l’Italia e la panchina a Malta. In Norvegia lo aspettavano da un po’, e lo avevano già visto all’opera in amichevole. E’ un centrocampista offensivo o un fantasista, usando una vecchia definizione. Mancino, dotato di una tecnica incredibile, ha, secondo vari osservatori “anche una intelligenza calcistica e una visione di gioco eccezionale per la sua età”. E’ nato il 17 dicembre 1998, è figlio d’arte (il padre Hans Erik ha giocato nella serie A norvegese per un decennio), e gioca nel Strømsgodset, squadra che schiera fra i titolari anche altri due giovanotti del 1996. Dallo scorso aprile ha debuttato con i grandi, nella Tippeligaen norvegese. Il più giovane della storia a esordire, dopo un mese il più giovane a segno. A luglio contro il Sandnes Ulf un gol, un assist e un rigore procurato, ad agosto contro l’IK Start tre assist nel 3-2 dei suoi. Ad oggi, il tassametro segna 19 presenze, 3 gol e 6 assist. La prima chiamata in nazionale è arrivata a furor di popolo, in un paese che manca la qualificazione a un Mondiale proprio dal 1998 (destino?).

    LA CORTE DEL BARÇA — Allo Strømsgodset sanno che la manna dal cielo non durerà a lungo: il ragazzo prodigio, il cui primo soprannome è stato un originalissimo “Messi di Norvegia”, non resterà fra i fiordi a lungo. In passato ha già partecipato a sessioni di allenamento con Manchester United e Bayern Monaco, è recente l’invito del Barcellona per una visita alle strutture del club. Il padre, che ne cura gli interessi e vorrebbe farlo restare in Norvegia fino a fine 2015, ha commentato con un “ci pensiamo”. Il Barcellona ha il mercato bloccato dalla Fifa (peraltro proprio per trasferimenti fuori dalle regole di minorenni), ma la cosa paradossalmente potrebbe essere un vantaggio. Può prenotarlo ed aspettare, senza mettere pressione. Lui si dichiara tifoso di Messi e del Liverpool (probabilmente per i trascorsi di Riise, gloria nazionale), e cerca di non sbilanciarsi. Un eventuale trasferimento, del resto, dovrebbe coinvolgere l’intera famiglia (di aspettare i 18 anni non se ne parla). Ronnie Delia, tecnico norvegese del Celtic, si è sbilanciato: “Può diventare il più forte al mondo”. Poi ha provato a portarlo a Glasgow, rinunciando: “Non ce lo possiamo permettere”. Anche la Juve era fra le decine di club ad aver preso informazioni, ma l’impressione è che le azioni del ragazzo crescano troppo in fretta per le finanze dei nostri club. Odegaard non è Buchel, i colossi europei ne sono convinti.

    Gazz.sport.