Non bisogna arrendersi, la rinascita va avanti

     

    L’analisi di Italo Cucci: “La rinascita va avanti…”


     

    Ve l’avevo detto: il campionato è ricominciato. La Juve ha perso, è caduta anche la Samp già imbattuta, il Napoli non ha vinto la partita – come avrebbe meritato – non ha battuto l’Atalanta ma ha sconfitto le proprie antiche paure provinciali, è andato oltre le incertezze riaffiorate dopo un inizio forte e convinto, con gli avversari schierati in nove a difendersi e Sportiello a far miracoli, già, come nel gran finale quando ha parato il rigore di Higuaìn che avrebbe dato alla classifica un valore enorme. Peccato. Il Pipita la sua parte l’aveva fatta, egregiamente, recuperando grazie a Insigne il pareggio dopo l’incornata vincente di Denis La Vendetta, perduto come al solito da una difesa distratta. Il Napoli ha mostrato il meglio di sé nel recupero dello svantaggio soprattutto grazie all’ingresso di Insigne, visto già grande contro il Verona, maturato a uomo-squadra, insostituibile come Mertens ch’è stato soprattutto sfortunato nelle conclusioni. Per questo dico che il pareggio vale una vittoria e che da Bergamo è arrivato il secondo atto di una rinascita non più episodica o illusoria. Sabato con la Roma – vittoriosa senza fatica sul Cesena – gli azzurri possono fare un altro passo verso la vetta, possono inseguire sogni proibiti cercando almeno la Grande Europa. C’è ancora da lavorare in difesa, nonostante si sia confermata la qualità di Koulibaly, il difensore che mancava da sempre. C’è un riscontro positivo anche per Benitez che già con il Verona aveva capito la necessità di “liberare” la squadra e che finalmente s’è convinto di lasciar perdere il turnover suicida schierando la formazione migliore. Cuore istinto e ragione sono le doti rivelate da un complesso che aveva regalato punti a tutte le provinciali; a Bergamo Benitez può aver fatto tesoro anche della lezione difensiva tutta italiana di Colantuono, capace di schierare una difesa bunker e di beccare il contropiede giusto al momento giusto: se non l’avesse tradito Cigarini (ecco perché un ottimo giocatore non diventerà mai grande) avrebbe forse guadagnato tre punti. L’importante è che con il rigore parato a Higuaìn non s’è spenta la fiducia negli uomini e nel gioco ritrovati. Ventinove giornate di campionato annunciano che c’è ancora gloria per tanti. Anche per il Napoli.

    Il Roma.