NOCERA UN ANNO DOPO – Fontana: “Noi, ostaggi del tifo E io fuori: perché?”

     

    Un funerale, in chiesa una bara ancora aperta, dentro un ragazzo morto ammazzato che riposa con la tuta della Nocerina. Per la camorra è un segnale. La bara aperta dentro la chiesa, come dire: noi facciamo come vogliamo. Mancano pochi giorni a quella che diventerà la farsa di Salerno. C’è una delegazione della squadra, con l’allenatore. «Abbiamo solo fatto una visita. La Procura federale invece l’ha visto come un legame»

    LE SANZIONI Gaetano Fontana ai tempi ha messo la maglia numero 10 della Fiorentina e del Napoli, come Baggio e Maradona. Ha iniziato ad allenare con la passione per la tattica e il mental coaching, che ha sviluppato con due master a scuola e uno sul campo. Alla Nocerina. Era l’allenatore il 10 novembre 2013: le minacce ultrà, gli infortuni simulati, la gara sospesa. La giustizia sportiva ha escluso la Nocerina dalla Prima divisione (ora è in Eccellenza) e contestato l’illecito sportivo. I giocatori hanno patteggiato, oggi sono in campo. Fontana (e il suo vice Salvatore Fusco) no: «Mi hanno proposto un anno e mezzo. Ma perché dovevo patteggiare? Io non ho fatto illeciti. Quel giorno ero squalificato, non sono andato in campo, negli spogliatoi o in panchina, non comunicavo al telefono. Ero in tribuna e mi hanno dato 3 anni e 6 mesi».
    IL RACCONTO E’ stata una domenica assurda. Fontana la ricorda insieme a Renzo Ulivieri, presidente degli allenatori scosso per la sanzione al collega: «Quando i tifosi hanno saputo che la trasferta gli era vietata sono venuti al campo, trovavano la cosa ingiusta. Il sabato sera l’a.d. Citarella (in realtà massimo dirigente, ndr) e il d.s. Pavarese sono venuti in ritiro a parlarne, l’atteggiamento dei tifosi era sempre più duro. Al mattino fuori dall’hotel sento un elicottero e petardi che scoppiano, i tifosi non volevano che andassimo a giocare. Dopo il pranzo ancora di più, erano in 300 e non volevano farci salire sul pullman. I giocatori, tutti giovani, erano terrorizzati. Così a Salerno abbiamo parlato con il questore e telefonato a Ghirelli della Lega Pro per chiedere aiuto, non si poteva giocare. Per motivi di ordine pubblico hanno detto no e negli spogliatoi è stato deciso tutto con Citarella (poi arrestato per frode fiscale, ndr) e Pavarese, immagino. La società sapeva che se non avesse giocato avrebbe perso i contributi della Lega Pro». Fontana ha gli occhi rossi, Ulivieri lo interrompe: «L’hanno accusato di illecito sportivo per deduzione. E’ una pagina nera della giustizia sportiva, sono deboli con i forti e forti con i deboli. Anch’io contesto la farsa degli infortuni finti, ma con la mia squadra di calcio femminile pochi giorni fa ero pronto a fare la stessa cosa, dopo che ci hanno imposto un recupero di mercoledì sera quando le mie ragazze lavorano. Le colpe sono in alto, di chi gestisce il calcio. Fontana ha una colpa: un allenatore, quando vede che non ci sono le condizioni per lavorare, va via. Non l’ha fatto, è rimasto col cerino in mano ed è stato squalificato».
    LA CAMPANIA I tre gradi di giudizio non hanno cambiato nulla e ora Fontana conta di rivolgersi alla giustizia ordinaria. La squalifica intanto resta, come rimane il problema di un calcio sempre più violento in Campania: «Ho letto che al Savoia i tifosi hanno costretto i giocatori a lavare le maglie. Quando ero alla Juve Stabia negli spogliatoi hanno minacciato di tagliarmi la testa. Se avessimo giocato a Salerno, come saremmo tornati a Nocera? Siamo stati ostaggio dei tifosi come nella finale di Coppa Italia a Roma. Cambiano presidenti, allenatori e giocatori, ma i tifosi trovano terreno fertile, sanno che a loro tutto è concesso e si scatenano. Le forze dell’ordine, con tutti i problemi che ci sono, si devono preoccupare di loro?».

     

    La Gazzetta dello Sport