Napoli, quanto pesa non avere un attaccante in più?

    Napoli, quanto pesa non avere un attaccante in più?

    Napoli, quanto pesa non avere un attaccante in più? Il Napoli dovrebbe pubblicamente far mea culpa per non aver saputo ingaggiare in estate un attaccante in più. Che errore!

    L’opinione di Francesco Marolda Cds

    NAPOLI – Abbasso Koulibaly. O, meglio: abbasso quel Koulibaly che pensa d’avere il piede di velluto e la finta che “scioglie il sangue nelle vene”. Abbasso quel Koulibaly che regala il primo gol alla Roma, che mette piede, testa e ingenuità pure nel secondo e spiana la strada per l’inferno a squadra e stadio, a speranze ed ambizioni. E che, non bastasse, brucia pure mezzo Gabbiadini.

    Sì, perché anche chi non lo dice, sotto sotto pensa che – scusi signor Manolo – se là davanti ci fosse stato il lesionato Milik o chissà chi, il Napoli avrebbe avuto qualche soluzione in più. Sì, abbasso quel Koulibaly. Viva, invece, quel Koulibaly che trova la forza di reagire a se stesso e a Dzeko, che va avanti e segna, che prova a rimediare ai propri errori. Prova. Perché non basta quello che fa lui e quel poco che fanno tutti gli altri per ridare ordine e senso positivo ad un pomeriggio che – altro che terzo gol e trionfo della Roma – nelle attese azzurre avrebbe dovuto avere un finale assai diverso.

    Invece le cose si fanno complicate per gli azzurri costretti ad incassare la seconda mazzata di fila e di stagione, che sbandano in classifica, che devono pubblicamente far mea culpa per non aver saputo ingaggiare in estate un attaccante in più. Che errore! E che problema, adesso.

    Perché l’interrogativo che ora si pone è proprio questo: se il quattro-tre-tre mal s’adatta a Gabbiadini (che non è prima punta) e che peggio ancora si armonizza con tre piccoletti che a turno fanno i falsi centravanti, beh, se tutto questo è vero, dove può arrivare, che cosa può fare questa squadra che non ha e sembra manco voglia avere disegni alternativi? E allora delle due l’una: o il signor Sarri smette di allenare solo l’idea di gioco che gli piace cominciando ad allenare anche la squadra che ha a disposizione cercando in essa le risposte che pretende il campionato, oppure c’è poco da fare, il Napoli deve andarsi a cercare – e pure di corsa – uno svincolato da mettere al centro dell’attacco.

    Infatti, contro questa Roma che ha vinto anche perché Spalletti tatticamente la partita se l’è studiata assai meglio del suo amico Sarri, s’è capito che è una pericolosa e pia illusione aspettare il mercato di gennaio per mettere una pezza a quella estiva deficienza di mercato.

    Piaccia o non piaccia, le cose così stanno due giorni dopo i larghi e pubblici sorrisi tra il presidente e l’allenatore. Sorrisi veri o di circostanza? Veri, è la speranza. Perché in tanta ambiguità di gioco (bello ma impotente) e in tanta delusione della gente (tornata numerosa allo stadio ma tradita) sarebbe una irrimediabile sciagura se quei due importantissimi signori ricominciassero a guardarsi di traverso.