Napoli: Ora viene il difficile.

    Ora viene il difficile.

    Non é (ancora) il momento di gioire, serve maturitá ed equilibrio per gestire al meglio una situazione nuova.

     Di: Elio De Falco

    Napoli 02/12/2015

    Sfido chiunque a non ammettere di essersi svegliato martedí mattina con una sensazione di vertigini, a non aver temuto, soprattutto in quel minuto finale, che fosse tutto solo un sogno, vissuto a velocitá folli a partire da metá settembre.

    Eh giá, abbiamo avuto il braccino corto, soprattutto dopo che una carambola sfortunata ha propiziato un 2-1 che il campo, salvo qualche minuto nel finale di primo tempo con un timido accenno di pressing interista, non sembrava prevedere. É subentrata la paura di aver spiccato il volo troppo presto, di non avere ancora le ali giuste per avvicinarsi al sole, di essere stati sconsiderati come Icaro e che queste si sarebbero sciolte come cera ributtandoci giú. Calma e gesso signori, é fisiologico tutto ció, é normale e prevedibile che capiti quando un gruppo, pur di qualitá, passa da uno step ad un altro superiore. Un pó piú su, ed eccoci affacciati al balcone dove le auto ci sembrano Micro Machines e le persone puntini indistinti nell’immensitá dove si perde la vista senza nessuno che ce la disturbi.

    25 anni dopo siamo usciti a riveder le stelle, 25 anni di sofferenze, cessioni dolorose, purgatorio, inferno, e ora che siamo in cima é normale non essere abituati ad una sensazione che ci appare nuova in tutto e per tutto. E come per i tifosi, questo vale anche per i giocatori: non é un caso che gli unici ad aver tenuto botta nel finale senza abbandonarsi alla tentazione di guardare giú siano stati Reina ed Higuaín.

    Ora peró bisogna guardare avanti, concentrarsi per restarci quanto piú possibile lassú, proseguire la marcia per mettere fieno in cascina; arrivare in alto é sempre stato piú facile che restarci, non a caso.

    Eh si, dalle 23 di Lunedí 30 novembre abbiamo ufficialmente assunto i panni della lepre. Dal 2010-11 (primo anno in cui siamo stati in lotta nei piani nobili) ad oggi abbiamo sempre vestito quelli del cacciatore e sembravano starci piú che comodi, pur facendoci assomigliare terribilmente a Willie Coyote, infatti abbiamo fallito tutte le occasioni di sorpasso in vetta che ci sono capitate. Ora dovremo rendere su misura il vestito da Beep Beep e sará tremendamente difficile.

    Giá domenica il Dall’Ara di Bologna non riceverá i simpatici perdenti ma “LA CAPOLISTA”, quella che fa l’andatura, la squadra da battere, e con un ex dal dente piuttosto avvelenato in panchina. Sará battaglia, dura, sporca, speriamo leale; se giá prima la visita del Napoli dava alle medio piccole motivazioni extra, la visita della capolista le aumenterá esponenzialmente.

    Toccherá alla squadra, ma anche all’ambiente, rendersi impermeabile alla pioggia di provocazioni che bersaglierá Sarri ed i suoi ragazzi, e per questo serve maturitá.
    Parlare di scudetto ad oggi non é una bestemmia ma nemmeno prudente: la vittoria piú grande, in base agli obiettivi considerati possibili ad inizio stagione, é quella di aver portato a 4 punti il vantaggio sul quarto posto, occupato da una Roma in crisi di risultati ed identitá, crisi che va sfruttata ora per creare un cuscinetto di sicurezza e blindare la qualificazione in Champions League: si potrá sfruttare lo scontro diretto al San Paolo fra 11 giorni, ma ci si penserá a partire da lunedí.

    Testa bassa e pedalare, quindi, senza volare troppo con la fantasia, mantenendo equilibrio nei giudizi, se poi sará colpo grosso allora festeggeremo, per adesso serve un ambiente compatto e determinato a supportare i ragazzi che hanno un ruolino di marcia impressionante. Basta impelagarsi in polemiche sterili, utili solo a distoglierci dall’obiettivo immediato: fare piú punti possibile ora per non pagare conseguenze inattese poi.

    Del titolo meglio parlarne a febbraio, guardare dove saremo e trarne le dovute conclusioni: ora testa al Bologna.