Napoli, la leggenda della chiesa di santa Maria della catena

Napoli, santa Maria della catena e la sua leggenda.

Di: Gabriella Cundari

Santa Maria della catena venne fondata nel 1576 dagli abitanti del borgo di Santa Lucia, per lo più marinai, che decisero di dedicarla alla Madonna della Catena, il cui culto era stato importato a Napoli dalla Sicilia.

La Leggenda

Si racconta che nel 1390, a Palermo, tre condannati innocenti videro rimandare il giorno della loro esecuzione a causa di una pioggia battente. Le catene con cui erano imprigionati nella chiesa di Santa Maria del Porto (la denominazione della chiesa in questione prima del miracolo) furono spezzate dal provvidenziale intervento della Vergine, attestato dai miracolati. Per questo motivo quella chiesa in seguito, prima popolarmente e poi anche ufficialmente, venne ribattezzata della Catena.

Santa Maria della catena Napoletana

La primitiva chiesa della Madonna della Catena napoletana fu costruita da una confraternita che raccoglieva pescatori e marinai del borgo di Santa Lucia La costruzione della chiesa fu avviata dopo che, nel 1565, la zona fu cinta da mura protettive sul mare, rendendo agli abitanti la vita più sicura e trasformando la zona in luogo di svago signorile. La chiesa, iniziata nel 1576, fu benedetta il 5 settembre 1579 su licenza del cardinale arcivescovo di Napoli, il teatino Paolo Burali d’Arezzo e risultava una chiesa molto povera, ma fu arricchita nel Seicento con organo e cantoria e due coretti per la musica.

L’icona sparita

La Madonna della Catena, titolare del luogo di culto, era raffigurata nella pala dell’altare maggiore, in dipinto non più esistente, tra i santi Andrea e Leonardo. Nella descrizione della visita pastorale compiuta dal cardinale arcivescovo Giacomo Cantelmo nel 1688, la tavola era però descritta come raffigurante la Vergine, attorniata da puttini con catene, tra i santi Gennaro e Andrea, e con le anime del Purgatorio ai piedi).

La tomba di Caracciolo

Dal 1799 nella chiesa è conservata la salma dell’ammiraglio Francesco Caracciolo, condannato a morte nello stesso anno per ordine dell’ammiraglio Horatio Nelson. Il corpo, raccolto dopo l’esecuzione nei pressi del Castel dell’Ovo, fu prima deposto nella cripta, destinata originariamente a uso funerario e poi collocato nel transetto sinistro della chiesa, sormontato da una grande epigrafe marmorea. Un epitaffio, posto nel 1881 in occasione della riapertura al culto della chiesa, ricorda con enfasi il contesto della condanna a morte dell’ammiraglio.

epitaffio caracciolo

La Festa della ‘Nzegna

Alla chiesa era legata la festa della ‘Nzegna, celebrata fino agli anni cinquanta del Novecento. Si svolgeva prima nella data del 15 agosto, poi trasferita ai primi di settembre.