Napoli-Juve, è anche questione di stile: Quale è lo stile-Napoli?

    Quale è lo stile-Napoli?

    Di:Fabrizio Piccolo, per cuore azzurro, free magazine della AINC

    Per anni abbiamo rampognato il defunto cosiddetto “stile Juve”, quello dei tempi andati dell’Avvocato che le gestioni successive; da Moggi-Bettega-Giraudo allo stesso Marotta,non hanno saputo replicare.

    Dalla panchina – Lippi versione bianconero, per dirne una, era tutto tranne il massimo del fair-play e delle maniere educate e lo stesso Antonio Conte lasciava assai a desiderare sotto questo punto di vista – alla dirigenza (le esultanze di Nedved in tribuna restano ancora oggi tra i punti più bassi raggiunti dal famigerato stile-Juve) con tanto di polemiche sterili e piagnistei fastidiosi, cui va aggiunto il comportamento tutt’altro che irreprensibile della tifoseria juventina specie quando si “cimenta” contro il Napoli, c’era e c’è più di un motivo per bacchettare Madama e tutti i suoi vassalli.

    Giusto però farsi anche un esame di coscienza: quale è lo stile-Napoli?

    Indubbiamente negli anni siamo andati a peggiorare in maniera fastidiosa. Se De Laurentiis è sempre stato lo stesso, ruspante, a volte volgare, irruento, logorroico e spesso fuori luogo (dalle polemiche con Platini e l’Uefa alle parolacce sfuse e a pacchetti) a “salvare” il club erano sempre (o quasi) stati allenatori e dirigenti.

    Reja era ed è un galantuomo, di Donadoni tutto si può dire fuorchè che fosse un maleducato, Benitez un Hombre d’altri tempi, ecco magari Mazzarri era un po’ fuori le righe ma sempre nei limiti. Un ds come Bigon poi era il ritratto delle buone maniere.

    Adesso le cose sono un po’ cambiate: Giuntoli, uomo-fantasma mai presentato ufficialmente, si è distinto soprattutto per le offese all’arbitro a Empoli e Maurizio Sarri poco o niente fa per dare “stile” al Napoli. Che fumi come un dannato passi (non è un bell’esempio, certo anche Mazzarri era un tabagista incallito ma non a questi livelli), che metta la tuta anziché la giacca passi (com’era la storia dell’abito e del monaco?) ma nelle dichiarazioni pubbliche un linguaggio differente sarebbe gradito.

    Il ricorso al turpiloquio è diventata nelle interviste in tv e in sala stampa una costante, neanche parzialmente ammorbidita dal sapido accento toscano. Che abbia dei limiti nella comunicazione è cosa nota da tempo (oltre alla deficitaria conoscenza del calcio internazionale, delle squadre e dei giocatori stranieri, delle regole Fifa) ma questo non giustifica certe espressioni – offensive sia nei confronti dei suoi stessi (e nostri) calciatori che della piazza, irrispettose sempre nei confronti di chi lo ha preceduto – e certi modi di fare.

    Battiamo la Juve sul campo, sì, è la prima cosa. Ma se possibile cerchiamo di non eguagliarne (o peggiorare) il malridotto stile.