Giovedì santo, zuppa di cozze: una tradizione tra sacro e profano

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NAPOLI, GIOVEDÌ SANTO E ZUPPA DI COZZE: UNA TRIADE PER IL TRIDUO.

Di: Gabriella Cundari

A Napoli anche il giovedì santo si divide tra sacro e profano.

Il sacro riguarda il lato cristiano, infatti la sera del giovedì si celebra la Messa in Cena Domini (Messa della Cena del Signore), che dà solenne inizio al Triduo Pasquale. Durante questa Messa si svolge il rito della lavanda dei piedi, ripetendo quello che Gesù stesso fece dopo l’Ultima Cena.

Il lato profano riguarda la tradizione culinaria napoletana, ‘a zuppa ‘e cozzeche, che si configura tra i piatti tipici della tradizione partenopea proprio del periodo pasquale.

“La preparazione d’ ‘a zuppa ‘e cozzeche avrebbe origini antiche, risalenti al periodo di Ferdinando I di Borbone, detto ‘O Re burlone”.

Il padre domenicano Gregorio Maria Rocco, molto noto sia tra il popolo che a corte, che si prodigava a Napoli e provincia in opere di assistenza e di apostolato per alleviare la sofferenza di poveri ed emarginati e per combattere il vizio in tutte le sue forme, raccomandava al re di non eccedere con peccati di gola, almeno durante la Settimana Santa.

Il monarca, furbescamente, per non rinunciare alle sue cozze tanto gradite ordinò ai cuochi di cucinargli, il giovedì santo, prima di recarsi a via Toledo per lo struscio di rito, i mitili con una preparazione meno sontuosa e si fece servire la zuppa di cozze con una ricetta di sua invenzione (cozzeche dint’â connola), a ridosso del periodo pasqua, accettando l’ammonimento del suo padre confessore. La notizia uscì dalle cucine di palazzo e si diffuse per la città e da quel giorno non vi fu più, dapprima fra la borghesia e poi tra tutto il popolo, chi seguendo l’esempio del re si facesse mancare quella gustosa zuppa.

Successivamente il popolo basso sostituì le costose cozze con le più economiche lumache e si accontentò di una zuppa di lumache (ciammarruche), preparata con il medesimo sugo. La tradizione va rispettata ed ogni anno il rituale si ripete identico, struscio, santa messa e zuppa di cozze.

“GIOVEDÌ SANTO E ZUPPA DI COZZE”

Etimologia:

cozzeca= cozza, mollusco marino commestibile, comune nei mari temperati e anche coltivabile, con conchiglia bivalve a forma di cuneo, nera all’esterno e madreperlacea all’interno; cozzeca è anche nei dizionari italiani accanto a cozza, è variante merid. di coccia ‘guscio di molluschi’;
connòla = culla piccolo letto per neonati, un tempo per lo piú a dondolo; la voce connola è dal tardo latino cunula(m), dim. di cuna ‘culla’;
Ciamarruche = lumache, dal greco Kymorrnos, che ha generato anche il termine cimurro, in napoletano raffreddore (e non il virus letale del corrispondente termine italiano), che produce abbondanti secrezioni paragonabili alla bava delle lumache

 

Fonte: da Maddalena Marano, ECampania e Raffaele Bracale.