Morte di Ciro, l’assurda svolta: ora sono i tifosi del Napoli a rischiare il tentato omicidio

     

    I magistrati vogliono capire se i colpi inferti a «Gastone» De Santis potevano uccidere il tifoso romanista.


     

    Più che un’indagine sembra una sfida. Meglio: una partita a scacchi nella quale il bianco muove e il nero punta dritto allo scacco. Improvvisamente – e dopo quattro lunghi mesi spesi nel tentativo di illuminare quel pesante cono d’ombra che sembrava essere calato su Tor di Quinto e sugli scontri che portarono alla morte di Ciro Esposito – è come se qualcuno avesse cominciato a far piovere dardi avvelenati su tutta questa drammatica vicenda. Con colpi di scena sapientemente dosati e capaci di rimettere in gioco ogni punto faticosamente acquisito fino a oggi.

    Un fatto è certo: cercare di ricostruire gli eventi che si susseguirono il pomeriggio del 3 maggio a Roma, prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, pare sia diventata la prova della quadratura del cerchio. Gli inquirenti si mantengono abbottonatissimi. Parola d’ordine: cautela. Di fonte a quelle che i legali di Daniele De Santis indicano come nuove prove, capaci di ribaltare il quadro indiziario che dopo mesi di indagini i pm di Roma avevano esaminato e portato all’attenzione del gip, c’è da augurarsi solo una cosa: il rigore di approfondimenti che facciano chiarezza sui tanti, troppi misteri che avvolgono la tragedia costata la vita a Ciro Esposito. E se addirittura è vero – come pure ieri qualcuno ha ipotizzato – che adesso, alla luce di tali nuovi indizi, i due tifosi napoletani che erano con il ragazzo di Scampia rischierebbero addirittura l’accusa di tentato omicidio, allora i dubbi non possono che moltiplicarsi. Ieri sera si è appreso che la Procura capitolina ha chiesto una ulteriore perizia per verificare se quei tagli sull’addome di Gastone potevano essere letali.

    Rigore e chiarezza. Due concetti indispensabili, che però  fino a oggi cozzano con versioni divergenti, ricostruzioni contrastanti e perizie non collimanti. Se di mezzo non ci fosse la fine del tifoso del Napoli morto 56 giorni dopo i fatti di Tor di Quinto, a Roma, la vicenda assumerebbe toni surreali. Perché adesso, non solo è spuntata la verità alternativa – quella che vorrebbe Ciro coinvolto in una carica violenta ordita da tifosi del Napoli contro De Santis e altri suoi presunti complici all’esterno del «Ciak» – ma anche documenti e reperti mai considerati prima: un coltello a serramanico, quattro tagli all’altezza dell’addome di De Santis, due referti medici incompatibili l’uno con l’altro, e un cappellino (quello di Ciro), sul quale il Racis dei carabinieri avrebbe individuato tracce ematiche «compatibili» con il gruppo sanguigno di De Santis.

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