Il Mattino e le solite critiche a Benitez

 

Rafa Benitez non conoscerà l’espressione napoletana «arrampecarse p’’e felinie», ossia aggrapparsi alle ragnatele in cerca di appigli, ma ben la mette in pratica.

 

Nella mattinata a Castelvolturno prima della conferenza stampa dell’allenatore sono stati presentati i gioielli sponsorizzati dal Napoli. Benitez non ha potuto esporre i suoi, di gioielli, al momento sono piuttosto offuscati, ma ha esposto sorrisi da giorni migliori, alternati a scusanti e a ottimismo. “Abbiamo perso due partite che meritavamo di vincere per quattro a zero. Siamo la squadra della Serie A che tira più in porta e la seconda per possesso palla. I test fisici provano che stiamo benissimo. Il turnover è comunque indispensabile, ho fatto una riunione con lo staff e so che dopo due partite la perdita di intensità si aggira intorno al 5%, per cui ho bisogno di farli ruotare”.

 

È seguito l’appello a volersi tanto bene, lui è concentrato al massimo sul lavoro per vincere ma deve stare quieto. È un messaggio ai tifosi: deve trasmettere tranquillità, usare il cervello per decidere. Il turnover, se è necessario, si fa. Si rischia, si può perdere, è colpa sua. Ma se vinciamo: vinciamo tutti. Il problema è che i tifosi non contano i tiri, non hanno macchine per calcolare lo stress, non si adeguano allo slogan dello spagnolo sin prisa però sin pausa. Hanno fretta, vogliono vedere i risultati, vogliono battere il Palermo. Non hanno ingaggi milionari congeniali alla pazienza, pagano di tasca propria per andare al San Paolo e magari seguire gli azzurri in trasferta.

 

Danno giudizi netti, gli riesce difficile capire perché Benitez contesti le riserve su David Lopez, per lui è stato un portento. Per carità, il pallone dovrebbe divertire e tenere lontani i giudizi esasperati. E tuttavia c’è troppo ovatta attorno a questo Napoli, mentre anche nelle migliori famiglie una bella sfogata aiuta ad andare avanti sin prisa però sin pausa. Prendete la campagna acquisti. Rafa ne è insoddisfatto, ha ragione,e tuttavia si limita a frecciate ermetiche. Prima del Chievo disse: «Abbiamo fatto un mercato fantastico, seguendo i parametri del club, come l’ingaggio, il fatto che un giocatore deve avere meno di 28 anni e cedere i diritti d’immagine. Seguendo queste regole abbiamo fatto un mercato perfetto».

 

Si può tradurre: siamo stati costretti ad arrangiarci alla meglio. Qui non si tratta di criticare apertamente De Laurentiis, è lui a possedere il portafoglio, e tanto meno di soffiare sul fuoco. Si tratta di ristabilire un minimo di verità, anche il presidente dovrebbe farlo per attenuare la pressione sul tecnico. Col gioco del cerino, finiscono per bruciarsi tutti le dita. Del resto lo stesso Benitez dovrebbe sfuggire alle tentazioni integralistiche. Il Pipita Higuain è sempre più solo e meno brillante,ebbene si cambino gli schemi di gioco.

 

Analogo il ragionamento su Hamsik, Insigne, Jorginho, sicuri campioni: se sono a disagio con la formula consueta, perché non adattarla ai loro talenti? Rafa Benitez è sicuramente un allenatore di enormi qualità, lo ha dimostrato in tutta la lunga carriera. E si è sempre affezionato, e molto, alle squadra a lui affidate. Quand’era a Liverpool perse il padre, il club inglese lo autorizzò a partire e lui preferì restare. Dal Napoli si è invece staccato per una settimana e ancora non si capisce perché. Se ci sono malintesi, segni di scontento mai detti, meglio farli affiorare, pacatamente. Il popolo del San Paolo lo capirebbe e si potrebbe davvero attuare l’ultimo piano di Benitez: «Se migliorare, miglioreremo».

 

Il Mattino