IL MATTINO – Difesa sempre bucata, attacco da zona retrocessione

 

Sestultimi. La classifica racconta che gli azzurri occupano adesso il quindicesimo posto insieme a Parma, Chievo e Lazio, e che peggio di loro ci sono Cagliari, Empoli, Torino, Sassuolo e Palermo (l’avversario di domani al San Paolo).

 

Per giunta hanno una difesa che magari non è la più crivellata del torneo (3 gol al passivo) ma che da quando è iniziata la stagione ufficiale, il 19 agosto, in sei gare ufficiali ha incassato sempre almeno una rete. Il problema adesso è l’attacco: se non segna Higuain, Rafa non sa a quale santo aggrapparsi. Appena due gol in queste prime tre giornate: un anno fa erano 9 e contribuirono (con le vittorie con il Borussia Dortmund e il blitz in casa del Milan) alla nascita del mito Benitez.

 

Il Napoli ora dà la sensazione di essere sotto sopra,annichilito, incredulo della sua stessa metamorfosi: lo scorso agosto sognava di essere alla pari con Roma e Juventus e fantasticava la fase a gironi della Champions. Ora è in zona retrocessione. Ovvio, un paradosso: perché tre giornate non sono nulla e in palio, da qui alla fine del campionato ci sono 105 punti. Ma il calendario sembrava fatto apposta per arrivare alla seconda pausa – il 5 ottobre – a punteggio pieno.

 

Insomma, come andare a dormire e al risveglio, la mattina dopo, scoprirsi trasformati in uno scarafaggio. Né si vede la luce, come ha dimostratola sconfitta di Udine, la terza su sei partite (e la seconda in campionato). Un ko che ha bruciato i sogni di gloria praticamente sul nascere. Mai vissuto un periodo simile nella storia recente del Napoli: per vedere questi numeri (neri) bisogna andare alla stagione 2009/10, quella con Donadoni in panchina. La sensazione è che tutto si stia sbriciolando e che non si riescano a trovare soluzioni, o che addirittura non ce ne siano.

 

Incalzano gli impegni, tanti e ravvicinati, tutti preoccupanti, visti da così in basso: il calendario propone il Palermo domani sera e poi c’è il Sassuolo. Non è che siano proprio due passeggiate visto lo stato psico-fisico della squadra. Ma al momento non c’è alcuna unità di crisi, nel Napoli. Il presidente De Laurentiis riflette sul da farsi ma è convinto che la squadra abbia in sé la forza di rialzarsi perché gli uomini per farlo ci sono. È chiaro, però, che Higuain, Callejon, Albiol e spagnoli vari hanno capito che l’euforia della stagione passata adesso è solo un pallido ricordo.

 

E se ne facciano una ragione. Anche Rafa sta comprendendo quanto sia delicata la situazione, quante feriteci siano qua e là, quali difficoltà ci siano ad allenare una squadra che magari ha dato il meglio di sé fino a maggio scorso (record di punti in serie A e di gol in una stagione: 102) ma che ora procede a tentoni e che non è neppure lontano parente del primo Rafa-Napoli. Un Benitez che va sempre più alla ricerca disperata di un equilibrio tra attacco e difesa che sembra adesso niente più che una chimera.

 

Il Mattino