Il Mattino: Il San Paolo vuoto fa male al cuore e alla squadra

Il muro contro muro tra tifosi e De Laurentiis, fa male ai ragazzi di Sarri

Quegli spalti vuoti che fanno male alla banda Sarri

Il muro contro muro tra tifosi e  De Laurentiis. Continua ad allungarsi una brutta ombra sulla grande bellezza. Il Napoli diverte e vince, ma resiste il muro contro muro tra De Laurentiis e una parte della tifoseria.

I gol di Milik, la ritrovata vena di Callejon sotto rete, l’impeto di Zielinski, la classe di Hamsik, l’effervescenza bionda di Insigne, tutto l’armamentario di una squadra che fa calcio da applausi non serve a stemperare l’ostilità tra il presidente e una parte della tifoseria, un vero peccato.

Alla lunga, senza la “spinta” del San Paolo, specie in Champions, i giocatori risentiranno del clima freddo dello stadio con pochi cuori e la voce fioca. Non ritroveranno, nei momenti di difficoltà, l’apporto indispensabile e incoraggiante del «dodicesimo giocatore», come si diceva una volta: il pubblico napoletano che dagli spalti«scende in campo».
È una situazione insostenibile che nessuna delle due parti, il presidente e il tifo ostile, trova il modo di sanare. È una guerra  dichiarata. L’inflessibilità di De Laurentiis e le sue provocazioni( le curve a 40 euro, un nuovo piccolo stadio per tifosi selezionati) mantengono vivo il contrasto.

Sinceramente, però, non si riesce a capire l’atteggiamento di quelli che fischiano al SanPaolo: Qual è la sostanza della loro contestazione? Il brutto carattere del presidente?
Le sue provocazioni? La fredda e rimarcata distanza che De Laurentiis ha messo tra sé e i contestatori? O, più semplicemente, i vecchi «riguardi» di cui la società non vuole più sentire parlare?
Chi dovrebbe fare un passo indietro e come? Il «prestigio» del tifo che protesta
non ammette né una resa, né un armistizio. Che cosa dovrebbe fare De Laurentiis se, al fondo del problema, a parte certi dettagli contingenti, c’è un contrasto ormai
«di principio», irrinunciabile? Il calcio, è evidente, c’entra poco.
Il presidente si «stacca» addirittura dall’ambiente. Andrà in Cina per i suoi film e, forse, anche per trovare e sollecitare interessi economici a favore del Napoli. Se ne va.Peggio, ha detto che non metterà più piede al San Paolo dove la partita si vede male.
Si vede effettivamente male da certi settori e, per di più, lo stadio è sempre in
condizioni fatiscenti. Ma se il tifo che contesta «per partito preso» non può suscitare
simpatie, il «distacco» proclamato da De Laurentiis non va bene. Non è che finisce col dare ragione ai «fischiatori», ma la sua presenza, per giunta come padrone unico del club, è necessaria alla squadra.

Una lite che  fa male ai ragazzi di Sarri

Il Napoli rischia di restare solo come è successo in passato, ma allora erano i «veleni» societari a turbare l’ambiente. Le rivalità e le liti fra i dirigenti, le furbizie per comandare, i clan societari spaccavano l tifo e la squadra. Una volta Pesaola chiamò al telefono la società dopo una vittoria in trasferta dicendo ironicamente: «Ci dispiace, abbiamo vinto ncora». Lo avevano lasciato solo.
Oggi non è così. Oggi c’è una situazione chiara. La società è salda, la squadra è
competitiva.

Nei riguardi di un tifo pregiudizialmente ostile servirebbe una personalità carismatica, per esempio un ex giocatore azzurro di grande fedeltà e passato, per fare da cuscinetto tra il club e i tifosi che fischiano? Servirebbe nel caso De Laurentiis accarezzasse questa idea? Ma un presidente di forte personalità e spiccato egocentrismo rifiuta a priori questo «escamotage». Va alla guerra da solo.

Ritiene, e i risultati gli danno ragione, di condurre un club corretto, senza debiti,e di avere messo su sempre una squadra apprezzabile. Perciò non capisce la contestazione. Se ne sente offeso e, contemporaneamente, reagisce come gli ispira il carattere. A muso duro. Dunque, sarà un’annata così in cui Sarri, come accadde a Pesaola e a Vinicio, deve fare blocco con i giocatori, tenendoli lontani da questo clima di disturbo e concentrati sull’avventura di un’annata che promette altre soddisfazioni.
Alla società tocca cautelarsi concretamente perché la contestazione si limiti ai fischi e non faccia danni che comprometterebbero la promettente stagione azzurra. Ma è un clima difficile che sembra pronto ad «esplodere» se il Napoli dovesse «inciampare» sul campo. Strumentalizzerebbe i risultati negativi per alzare pericolosamente la
protesta. Si può vivere così il gioco più bello del mondo e un Napoli che è altrettanto bello? Il muro contro muro tra tifosi e  De Laurentiis, fa male ai ragazzi di Sarri .