Marotta: “Andujar scalpita ma Rafael non molla la porta”

    di Dario Marotta
    Bratislava apre le sue porte, arriva il Napoli. Oggi, alle ore diciannove, gli azzurri scenderanno in campo per la seconda gara del gruppo I.


     

    Un passaggio importante in chiave qualificazione, con la formazione partenopea a quota tre, dopo il successo sullo Sparta Praga.Una nuova vittoria, potrebbe valere tanto in termini di classifica. L’allenatore, considerando i tanti impegni ravvicinati, sarà costretto a mettere mano al turn over, senza per questo stravolgere l’idea di gioco della squadra. Novità un po’ in tutti i reparti e forse anche oltre. La porta, prima fissa, potrebbe diventare girevole. Da una parte il momento poco felice di Rafael, dall’altra la presenza di Andujar, ancora a secco di presenze ufficiali. L’Europa League può offrire opportunità importanti e consente a chi è stato impegnato sempre e comunque di tirare un po’ il fiato. E un po’ di riposo potrebbe forse giovare al brasiliano, finito nel vortice della critica dopo una serie di prestazioni non esaltanti, raccontate anche dai numeri: otto partite disputate e dieci reti al passivo, un ruolino di marcia certamente non invidiabile. La “condanna” della matematica si sposa con le sensazioni poco positive lasciate sul campo, con quel velo d’insicurezza gettato sulla difesa. Incerto nelle uscite, poco padrone dell’area di rigore. Il ragazzo ha ancora bisogno di tempo per maturare, per migliorare alcuni fondamentali ma il suo valore non è in discussione. Da qui le convocazioni in nazionale, la stima del commissario tecnico Dunga che continua a chiamarlo, nonostante tutto. La possibile esclusione dall’undici iniziale non dovrebbe suonare come un campanello d’allarme ma, andrebbe letta, come un semplice avvicendamento. Scalpita Andujar, pronto a prendersi la sua fetta di celebrità, dopo l’anonimato dei primi mesi. Una ribalta da riconquistare, dopo l’ultima sfortunata stagione vissuta a Catania: venticinque presenze totali, tra campionato e coppa Italia, e ben quarantasei reti subite. Non tutte sue le responsabilità, ma il numero uno argentino si è lasciato inghiottire dal fallimento tecnico degli etnei che hanno chiuso il campionato al diciottesimo posto, finendo dunque in serie b. Un’annata negativa, segnata anche dalla continua alternanza con Frison, suo collega di reparto. L’ultimo Andujar non può però cancellare il ricordo del buon portiere ammirato anni prima, sempre a Catania. Prestazioni di un certo spessore che gli hanno permesso di conquistare la casacca dell’albiceleste, fino a raggiungere la finale Mondiale, seppur da numero dodici. L’esperienza giusta per assistere Rafael nel delicato processo di crescita. Due portieri ancora a caccia di conferme, con dei numeri, personali e di squadra, da migliorare ad ogni costo