L’ESTERNO dà il massimo in campo ignorando le critiche.

    Maggio, un professionista esemplare

     

    Di: Dario Marotta

     

    Testa alta e profilo basso. Il settimo anno, di solito, può segnare una crisi irreversibile ma in questo caso ha svelato la nuova identità di
    Christian Maggio, terzino operaio al servizio della squadra. Da “quarto tenore” con Mazzarri, insieme a Hamsik, Lavezzi e Cavani a comprimario,pronto a dire la sua, quando le circostanze lo permettono. L’età avanza, si viaggia verso i trentatré anni, ed è dunque indispensabile reinventarsi per restare in sella, per rimandare i titoli di coda che in estate parevano già scorrere sugli schermi azzurri. Quel rinnovo in ballo, il desiderio di restare e il contratto in scadenza a giugno duemilaquindici.

    Un problema da affrontare, forse condizionante e invece il laterale di Montecchio Maggiore ne è venuto fuori alla grande, con la solita eleganza che dipinge, per l’ennesima volta, il ritratto di un professionista esemplare, dedito al al lavoro sul campo, pronto a dare una mano ai compagni in caso di necessità. Lui gioca, corre, lotta e sgomita, senza pensare al futuro, a quella data che potrebbe coincidere con la parola fine. Meglio viversi il momento, provare a vincere una concorrenza che negli anni si è fatta sempre più importante.

    Ne passano tanti da quelli parti: Zuniga, Mesto e lo stesso Henrique ma Maggio,alla fine, c’è sempre, riesce a spuntarla contro ogni pronostico. Già perché se prima la difesa a quattro poteva fungere da ostacolo, adesso va vista come un’opportunità da sfruttare appieno. I tempi migliori sono passati, fare su e giù sulla fascia sarebbe praticamente impossibile,
    per questioni prettamente atletiche. Può tornare assai più utile la sua esperienza in difesa, considerando le lacune del reparto, spesso preso d’infilata. Così Maggio da esterno offensivo, imprendibile negli inserimenti senza palla, si trasforma in onesto terzino, diligente, inappuntabile. Ha colto il senso del cambiamento l’allenatore che
    continua a puntare su di lui (ad oggi sono sei le presenze tra campionato e coppa) nonostante le critiche di una parte dell’ambiente, che preferirebbe altre soluzioni. Benitez, però, continua per la sua strada, sa che Maggio può offrire un contributo importante da qui fino a fine campionato. Poi, dopo sette anni di idillio, il matrimonio potrebbe
    concludersi, col placet del calciatore e della società.

    Difficile pensare ad un prolungamento del contratto, dunque dal primo febbraio il calciatore potrebbe essere libero di trovarsi una nuova squadra. Senza rancori per il divorzio, senza polemiche, nel suo stile. Mai una parola fuori posto, anche quando le critiche si son fatte pesanti, fino a superare determinati limiti. Qualche fischio di troppo, nessuna reazione, nessun gesto plateale nei confronti di un pubblico che gli ha dato tanto. Lui, uomo di campo, risponde sul rettangolo verde. Da li parte la sua rivincita che si rinnova automaticamente, domenica dopo domenica, senza sosta. Perché Christian Maggio è abituato a correre, da sempre.