Lorenzo Insigne: “Il goal? Una liberazione, per questo ho pianto”

 

Lacrime napoletane. “Di liberazione”. E poi di festa: per aver rimesso le cose in chiaro con il Toro e anche per aver cancellato un periodo nero come la pece.

 

Bene, dopo cinque mesi di astinenza da gol, un solenne bentornato a Lorenzo Insigne: superstar, goleador e per finire ispiratore del raddoppio di Callejon. Uno show made in Naples: sì, la rimonta con il Toro è tutta sua, e alla fine – e finalmente – il popolo del San Paolo trova anche i tempi e i modi per siglare la pace definitiva. Coretto: “Lorenzo”, gli urlano a ripetizione dalla curva. E poi: “Napoli siamo noi”. Loro e lui: l’unico pezzo di azzurro verace della città (e della squadra) dai mille colori.

 

LA LIBERAZIONE. E allora, il grande protagonista. Quello che mancava davvero da troppo tempo, per uno dotato del suo talento: “Sono felicissimo”. Già, sia per la vittoria del Napoli, la seconda consecutiva in campionato nonché la terza contando anche l’Europa League, sia per il gol che, in parte, rende meno amara l’esclusione dalla lista dei convocati del ct Conte: «E’ stata una liberazione: ecco perché ho pianto». Come dargli torto: in primis, non metteva la firma in una partita ufficiale dall’11 maggio, ovvero dalla trasferta a Marassi con la Samp della stagione precedente; e poi, la serata era cominciata nel peggiore dei modi: un palo a tu per tu con Gillet e, a seguire, un altro errore ancora in perfetta e beata solitudine. Maledizione. Di piede: perché alla fine, quando il destino vuole, riesce anche a concedere al più piccolo di tutti tra quelli in campo di rompere l’incantesimo di testa.

 

TANTE SCUSE. Che corsa, dopo il pareggio. Che bella corsa, sì, con tanto di seduta sull’erba davanti alla panchina di Rafa con le mani a coprire il volto rigato dal pianto. «Beh, mi sono sentito davvero libero». A maggior ragione dopo le due precedenti occasioni divorate: «Nel primo tempo oltre a essere stato un po’ sfortunato prendendo il palo, ho anche sbagliato a calciare: chiedo scusa alla squadra». Onestà e umiltà che gli fanno onore davvero. «Nella ripresa, però, credo di aver dato una grossa mano al gruppo: sono molto felice, sia per il gol sia per la vittoria». A proposito: «Voglio dedicare questa rete a mia moglie Jenny: è in dolce attesa». Del secondogenito.

 

LA SCALATA. Champagne e sigari per tutti, allora. Ma con moderazione: la pausa servirà per continuare a migliorare, correggere e crescere. «Dobbiamo restare uniti, perché è così che si vince, e proseguire il lavoro: sta pagando». Ieri hanno pagato anche i suoi assist: Callejon lo ha baciato nella porta, mentre Higuain ha sciupato. Dopo Insigne, ora tocca al Pipita sbloccarsi in campionato: «Lui sa come fare, è un campione: ci darà una mano per puntare in alto». Anche il San Paolo è stato di nuovo caldo e trascinante: è impossibile per il Napoli fare a meno della sua gente. «I tifosi sono fondamentali e sono sempre dalla nostra parte: poi ci sta che arrivino le critiche se in campo sbagli». Con il Toro è andato tutto per il meglio: «E’ stata una vittoria importante per risalire ancora in classifica»”. Ultimo pensiero per suo fratello Roberto, ieri autore di una tripletta con la Reggina: «Sono felice per lui: deve continuare così». Qua la mano.

 

Il Corriere dello Sport