Lo scivolone di Edo De Laurentiis e le pressioni del Napoli. Siamo tornati ai tempi del fascismo

    Di Leonardo Ciccarelli

    Presentazione di un nuovo calciatore, presentazione di una nuova maglia che cerca di introdurre una novità estetica nel panorama calcistico internazionale. Doveva essere una normale giornata,

    con una normale conferenza, invece no, ad animare il tutto è stato il vicepresidente della societàEdoardo De Laurentiis, figlio del presidente Aurelio.

    Le frasi del ragazzo hanno subito scatenato un vespaio di polemiche perché di una gravità inaudita: “A noi dei tifosi può fregare o meno, tanto i risultati alla fine arrivano”.

    L’inappropriatezza, se volesse un esempio, potrebbe trovare in questa frase il migliore degli esempi possibile. Una frase scellerata che incita i tifosi, già poco soddisfatti della gestione del mercato in seguito alle proclamazioni di Aurelio De Laurentiis, ad allontanarsi ancor di più da una squadra che all’inizio di una stagione ha bisogno di tutto il supporto possibile dalla piazza.

    Edoardo riceve circa 5 milioni l’anno dai dividendi, facente parte del CDA della società, 5 milioni che dal primo all’ultimo centesimo arrivano, anche se non in maniera diretta, dai tifosi. Ma a lui che importa in fondo.

    Sponsor e biglietti portano denaro solo perché a quanto pare, i tifosi amano una maglia, ed una società, ma sono ricambiati solo dalla maglia, e neanche tanto spesso.

    Il Rispetto, questo sconosciuto.

    Quando si tocca il fondo però, per scendere più in basso, bisogna solo scavare. Niente di più facile per la Società Sportiva Calcio Napoli che fa pressioni e proferisce frasi velatamente minacciose affinché la stampa non calchi la mano sulle parole imperdonabili del numero due della società.

    Possibile che nessuno abbia avuto il coraggio di ribattere a muso duro a certi comportamenti? Possibile, per una categoria alla continua ricerca, disperata, di un misero accredito, che protegge la società in ogni momento e sottostà alle richieste assurde dell’ufficio stampa del Napoli visto che questa non è la prima volta che si fanno certe richieste.

    Una categoria, quella della stampa sportiva partenopea, che non alza la voce per paura, facendo venir meno ogni più semplice concetto di libertà di stampa.

    Il Rispetto, questo sconosciuto.

    Allo stato attuale delle cose l’unico a farne le spese è il tifoso del Napoli che non è rispettato né dalla società, visto che si sente dire certe volgarità per mano del numero uno (vedesi “voi chiagnit e futtit”), né dal numero due che oggi si prodiga in questo scivolone, né tanto meno dai giornalisti, coloro che dovrebbero essere i garanti della trasparenza, ma che per paura, preferiscono mettere a tacere il tutto.

    Povero Giancarlo Siani. Fortuna che non assisti